Un patrimonio del valore complessivo di tre milioni di euro è stato definitivamente sottratto alla criminalità organizzata nel comune di Salerno. I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza hanno dato esecuzione a un provvedimento di confisca emesso dal Tribunale locale, su esplicita richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Il decreto colpisce i beni riconducibili a un soggetto già gravato da condanne definitive per reati associativi di stampo mafioso, estorsione, rapina, traffico di stupefacenti e porto abusivo di armi da fuoco.
L'operazione odierna rappresenta lo sbocco di una complessa attività di accertamento economico-patrimoniale condotta dagli specialisti del Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria. Gli investigatori hanno riannodato i fili di una precedente inchiesta che, nel dicembre di quattro anni fa, aveva già portato all'applicazione della misura degli arresti domiciliari per l'esponente dei clan e all'interdizione commerciale per un secondo complice. Entrambi erano stati iscritti nel registro degli indagati con l'accusa di trasferimento fraudolento di valori. In quella prima fase, le fiamme gialle avevano apposto i sigilli a tre mini-appartamenti situati in un'area residenziale di pregio della città, il cui possesso era stato mascherato attraverso la stipula di finti contratti di locazione gratuita per un valore di circa settecentomila euro.
La Procura Antimafia, valutando la marcata pericolosità sociale del condannato e i suoi storici legami con la camorra, è riuscita a ottenere il sequestro di prevenzione prima e la confisca poi anche per altri asset societari e immobiliari. Si tratta di beni legati a vecchi episodi di intestazione fittizia a prestanome che, sebbene estinti sul fronte penale a causa della prescrizione dei termini, sono stati comunque aggrediti grazie alla normativa antimafia sulle misure di prevenzione. I giudici del Tribunale di Salerno hanno confermato l'intero impianto accusatorio, convalidando il maxisequestro eseguito all'inizio dello scorso anno e condannando il destinatario al saldo delle spese di giudizio.
Salerno, colpo al patrimonio dei clan sul lungomare
Il cuore del provvedimento giudiziario riguarda il congelamento e il passaggio allo Stato delle quote di due società commerciali. Una di queste compagini societarie risulta proprietaria di una nota struttura ricettiva — attiva come chalet, bar e pizzeria — posizionata in una zona nevralgica del lungomare di Salerno.L'operazione odierna rappresenta lo sbocco di una complessa attività di accertamento economico-patrimoniale condotta dagli specialisti del Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria. Gli investigatori hanno riannodato i fili di una precedente inchiesta che, nel dicembre di quattro anni fa, aveva già portato all'applicazione della misura degli arresti domiciliari per l'esponente dei clan e all'interdizione commerciale per un secondo complice. Entrambi erano stati iscritti nel registro degli indagati con l'accusa di trasferimento fraudolento di valori. In quella prima fase, le fiamme gialle avevano apposto i sigilli a tre mini-appartamenti situati in un'area residenziale di pregio della città, il cui possesso era stato mascherato attraverso la stipula di finti contratti di locazione gratuita per un valore di circa settecentomila euro.
La Procura Antimafia, valutando la marcata pericolosità sociale del condannato e i suoi storici legami con la camorra, è riuscita a ottenere il sequestro di prevenzione prima e la confisca poi anche per altri asset societari e immobiliari. Si tratta di beni legati a vecchi episodi di intestazione fittizia a prestanome che, sebbene estinti sul fronte penale a causa della prescrizione dei termini, sono stati comunque aggrediti grazie alla normativa antimafia sulle misure di prevenzione. I giudici del Tribunale di Salerno hanno confermato l'intero impianto accusatorio, convalidando il maxisequestro eseguito all'inizio dello scorso anno e condannando il destinatario al saldo delle spese di giudizio.

