Cronaca

Disposta la chiusura del Punto Nascita di Sapri, insorgono gli amministratori: "Una decisione inaccettabile, il territorio merita rispetto e tutela"

Martina Francione
Disposta la chiusura del Punto Nascita di Sapri, insorgono gli amministratori: "Una decisione inaccettabile, il territorio merita rispetto e tutela"
La chiusura del punto nascita dell'ospedale dell'Immacolata di Sapri scatena nuove proteste nel Golfo di Policastro. Gli amministratori locali contestano duramente la decisione, ritenuta penalizzante per migliaia di cittadini e soprattutto per le donne in gravidanza e i neonati. Al centro delle critiche ci sono le difficoltà dei collegamenti stradali, le distanze dagli altri ospedali e l'applicazione delle disposizioni nazionali che regolano l'attività dei punti nascita. La decisione arriva dopo la sentenza del Tar Campania che ha confermato la legittimità del provvedimento regionale di chiusura. 

Punto nascita di Sapri, gli amministratori contestano la chiusura: «Il territorio merita rispetto»

La soppressione del servizio continua a incontrare la contrarietà degli amministratori del territorio, che denunciano il rischio di un ulteriore impoverimento dell'assistenza sanitaria nel Golfo di Policastro.

In una nota viene definita una decisione «gravissima», destinata a penalizzare un'area già caratterizzata da difficoltà infrastrutturali e collegamenti complessi con gli altri presidi ospedalieri.

Secondo gli amministratori, la tutela della salute delle donne e dei bambini non può essere affidata esclusivamente a valutazioni numeriche, senza considerare le caratteristiche geografiche del territorio. La preoccupazione riguarda soprattutto le emergenze ostetriche, nelle quali i tempi necessari per raggiungere una struttura attrezzata possono assumere un'importanza determinante.

«Non è accettabile che decisioni di tale portata vengano assunte sulla base di valutazioni esclusivamente numeriche e burocratiche, senza una reale conoscenza delle condizioni geografiche, infrastrutturali e viarie di un territorio già fortemente penalizzato», si legge nel comunicato.

L'appello al Comitato nazionale: «Venite a verificare le strade per Polla e Vallo della Lucania»

Uno degli aspetti centrali della protesta riguarda i collegamenti con gli ospedali alternativi. Gli amministratori invitano il Comitato Percorso Nascita nazionale a effettuare un sopralluogo nel Golfo di Policastro per verificare direttamente le condizioni della viabilità e le difficoltà affrontate dai cittadini per raggiungere gli ospedali di Polla e Vallo della Lucania.

La richiesta arriva dopo i pareri negativi già espressi sull'esistenza di condizioni di particolare isolamento geografico tali da giustificare una deroga alla normativa nazionale. Nel settembre 2026, il Tar Campania ha respinto i ricorsi presentati contro la chiusura, richiamando la necessità di garantire standard di sicurezza clinica adeguati anche attraverso un numero sufficiente di parti annui. Per i giudici, le difficoltà legate alle distanze non erano sufficienti, sulla base degli elementi esaminati, a giustificare una deroga. Una valutazione che gli amministratori continuano a contestare.

Secondo quanto sostenuto nella nota, i tempi effettivi di percorrenza e le condizioni della rete stradale dovrebbero essere esaminati direttamente sul territorio, soprattutto considerando le situazioni di emergenza. «La sicurezza delle partorienti e dei neonati non può essere valutata ignorando i tempi reali di percorrenza, le criticità dei collegamenti e le condizioni di isolamento di queste aree», sottolineano.

Decreto Balduzzi, chiesta una revisione che tenga conto delle aree interne

La contestazione riguarda anche il quadro normativo che disciplina l'organizzazione dei punti nascita. Gli amministratori esprimono contrarietà a un'applicazione delle disposizioni nazionali che, a loro giudizio, non consideri adeguatamente le specificità delle aree interne e dei territori caratterizzati da collegamenti difficili.

Le norme di riferimento prevedono una soglia minima di attività, generalmente fissata a 500 parti annui, per il mantenimento dei punti nascita, con possibilità di deroghe in presenza di particolari condizioni territoriali.  Secondo i rappresentanti locali, proprio queste condizioni dovrebbero essere riconosciute per Sapri.

Nel comunicato viene inoltre criticata l'assenza, negli anni, di una revisione normativa ritenuta adeguata alle esigenze dei territori più isolati. «Non chiediamo privilegi, ma il rispetto di un diritto fondamentale», evidenziano gli amministratori, chiedendo alle istituzioni competenti di garantire servizi sanitari accessibili e sicuri a tutte le comunità, indipendentemente dalla loro collocazione geografica.

Pronti a iniziative istituzionali e legali per difendere l'ospedale di Sapri 

La mobilitazione non si fermerà alle dichiarazioni pubbliche. Gli amministratori annunciano la disponibilità a intraprendere, insieme agli altri sindaci del territorio e al Comitato impegnato nella difesa dell'ospedale, ogni iniziativa istituzionale, politica e legale necessaria per contrastare la chiusura del punto nascita.

La volontà è quella di mantenere alta l'attenzione sul futuro dell'ospedale dell'Immacolata e sollecitare una soluzione che tenga conto delle esigenze delle comunità del Golfo di Policastro. La vicenda si inserisce in una mobilitazione già avviata nelle scorse settimane, che ha visto il coinvolgimento dei sindaci del Distretto sanitario 71, delle organizzazioni sindacali e del Comitato di Lotta per l'Ospedale di Sapri.

Intanto, secondo quanto riferito dalla FP CGIL, dopo la prevista cessazione delle attività del punto nascita dovrebbero rimanere operativi i servizi ambulatoriali, l'assistenza ginecologica e una guardia ostetrico-ginecologica attiva 24 ore su 24 per le emergenze non differibili.

Gli amministratori ribadiscono però la propria opposizione alla chiusura. «La difesa del punto nascita di Sapri non è una battaglia di parte: è una battaglia di civiltà, di equità territoriale e di tutela della salute pubblica». E assicurano che continueranno a portare le richieste del territorio in tutte le sedi competenti: «Su questo tema non arretreremo».

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