Punto nascita di Sapri, confronto tra i sindaci del Distretto 71 sul futuro della sanità locale

Nel pomeriggio di mercoledì 14 ottobre 2026, alle 16, la Sala “Caduti di Nassiriya” ha ospitato una seduta del Comitato dei Sindaci per affrontare la questione del Punto Nascita di Sapri. Lo riporta Stiletv.
Alla riunione hanno preso parte il primo cittadino di Sapri, Antonio Gentile, che ha coordinato i lavori, altri amministratori locali — Domenico Bianco, Gerardina Madonna, Pernicola Lovisi e Fabrizio Valioni — e i consiglieri regionali Andrea Volpe (PSI), Giovanni Maria Cuofano, Franco Picarone e Corrado Matera. Il dibattito si è concentrato sulle azioni amministrative e istituzionali da valutare dopo la pronuncia del TAR, con particolare attenzione alle conseguenze per il territorio.
Una posizione condivisa è stata espressa anche dai rappresentanti socialisti del Golfo di Policastro presenti all’incontro: Antonio Pisani e Vito Antonio Martino, rispettivamente segretario e vicesegretario della sezione PSI di Sapri, Annamaria Maiorano, assessore di Vibonati, e Pasquale Sorrentino, vicesindaco di San Giovanni a Piro.
La priorità, hanno sottolineato, è costruire una strategia comune che metta in rete la Regione, i Comuni e i rappresentanti delle istituzioni, per evitare un ulteriore ridimensionamento dei servizi sanitari locali.
A sostegno della loro posizione viene richiamato il fenomeno della mobilità sanitaria passiva, con pazienti e nuclei familiari costretti a rivolgersi a strutture di altre regioni, generando conseguenze economiche sia per la Campania sia per l’Azienda sanitaria.
La Regione riceve ogni anno dal Fondo sanitario nazionale 2.173 euro per abitante, rispetto a una media italiana di circa 2.218 euro. Secondo i rappresentanti socialisti, la soppressione dei punti nascita e la riduzione dei servizi territoriali determinerebbero ulteriori costi e ricadute sociali.
L’eventuale chiusura del servizio di Sapri comporterebbe, ad esempio, la necessità per le partorienti di raggiungere strutture situate in altri Comuni, in altre Province e persino in altre Regioni. Le spese ricadrebbero quindi sui cittadini campani, con un aggravio economico che si sommerebbe al disagio subito.
Prosegue intanto la mobilitazione insieme al Comitato di Lotta, rappresentato a Napoli dal presidente Luciano De Geronimo, Giuseppe Di Vita e Giulio Magurno, con il sostegno delle organizzazioni sindacali presenti: CGIL, con Domenico Vrenna, CISL, con Gerardo Paradiso, e UIL. La richiesta è quella di avviare una sperimentazione a livello nazionale, attraverso una nuova deliberazione regionale, anziché ricorrere a una deroga circoscritta al singolo caso.
A sostegno di questa proposta vengono citate le esperienze di Cavalese, in Trentino, della Maddalena, in Sardegna, di Domodossola, in Piemonte, e di Portogruaro, in Veneto. Situazioni che, secondo i promotori dell’iniziativa, evidenziano le difficoltà di un sistema sanitario che rischia di perdere di vista il proprio obiettivo fondamentale: la tutela della persona.
I rappresentanti coinvolti nella mobilitazione dichiarano inoltre di riporre fiducia nella Giunta regionale della Campania e nel presidente Roberto Fico, auspicando che la questione venga affrontata senza divisioni politiche. Allo stesso tempo, attendono un segnale di attenzione dalle forze di centrodestra e dal Governo nazionale.
Tra le possibili soluzioni viene indicata la revisione del cosiddetto Decreto Balduzzi, ossia il decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189. La normativa contempla la possibilità di mantenere operativi i punti nascita attraverso la convocazione della Conferenza Stato-Regioni, ma viene considerata penalizzante per le aree interne interessate dal calo demografico.
Secondo i promotori, il problema potrebbe estendersi progressivamente all’intero Paese, considerando il divario annuale tra decessi e nascite: 652.000 persone morte a fronte di 350.000 nuovi nati. Da qui l’interrogativo conclusivo dei rappresentanti: quali ulteriori elementi servono per intervenire e affrontare una questione che riguarda il futuro dei servizi sanitari e delle comunità locali?
Punto nascita di Sapri, confronto tra i sindaci del Distretto 71 sul futuro della sanità locale
Nel pomeriggio di mercoledì 14 ottobre 2026, alle 16, la Sala “Caduti di Nassiriya” ha ospitato una seduta del Comitato dei Sindaci per affrontare la questione del Punto Nascita di Sapri e le prospettive dell’assistenza sanitaria nell’area del Golfo di Policastro.Alla riunione hanno preso parte il primo cittadino di Sapri, Antonio Gentile, che ha coordinato i lavori, altri amministratori locali — Domenico Bianco, Gerardina Madonna, Pernicola Lovisi e Fabrizio Valioni — e i consiglieri regionali Andrea Volpe (PSI), Giovanni Maria Cuofano, Franco Picarone e Corrado Matera. Il dibattito si è concentrato sulle azioni amministrative e istituzionali da valutare dopo la pronuncia del TAR, con particolare attenzione alle conseguenze per il territorio.
Una posizione condivisa è stata espressa anche dai rappresentanti socialisti del Golfo di Policastro presenti all’incontro: Antonio Pisani e Vito Antonio Martino, rispettivamente segretario e vicesegretario della sezione PSI di Sapri, Annamaria Maiorano, assessore di Vibonati, e Pasquale Sorrentino, vicesindaco di San Giovanni a Piro.
La priorità, hanno sottolineato, è costruire una strategia comune che metta in rete la Regione, i Comuni e i rappresentanti delle istituzioni, per evitare un ulteriore ridimensionamento dei servizi sanitari locali.
A sostegno della loro posizione viene richiamato il fenomeno della mobilità sanitaria passiva, con pazienti e nuclei familiari costretti a rivolgersi a strutture di altre regioni, generando conseguenze economiche sia per la Campania sia per l’Azienda sanitaria.
La Regione riceve ogni anno dal Fondo sanitario nazionale 2.173 euro per abitante, rispetto a una media italiana di circa 2.218 euro. Secondo i rappresentanti socialisti, la soppressione dei punti nascita e la riduzione dei servizi territoriali determinerebbero ulteriori costi e ricadute sociali.
L’eventuale chiusura del servizio di Sapri comporterebbe, ad esempio, la necessità per le partorienti di raggiungere strutture situate in altri Comuni, in altre Province e persino in altre Regioni. Le spese ricadrebbero quindi sui cittadini campani, con un aggravio economico che si sommerebbe al disagio subito.
Prosegue intanto la mobilitazione insieme al Comitato di Lotta, rappresentato a Napoli dal presidente Luciano De Geronimo, Giuseppe Di Vita e Giulio Magurno, con il sostegno delle organizzazioni sindacali presenti: CGIL, con Domenico Vrenna, CISL, con Gerardo Paradiso, e UIL. La richiesta è quella di avviare una sperimentazione a livello nazionale, attraverso una nuova deliberazione regionale, anziché ricorrere a una deroga circoscritta al singolo caso.
A sostegno di questa proposta vengono citate le esperienze di Cavalese, in Trentino, della Maddalena, in Sardegna, di Domodossola, in Piemonte, e di Portogruaro, in Veneto. Situazioni che, secondo i promotori dell’iniziativa, evidenziano le difficoltà di un sistema sanitario che rischia di perdere di vista il proprio obiettivo fondamentale: la tutela della persona.
I rappresentanti coinvolti nella mobilitazione dichiarano inoltre di riporre fiducia nella Giunta regionale della Campania e nel presidente Roberto Fico, auspicando che la questione venga affrontata senza divisioni politiche. Allo stesso tempo, attendono un segnale di attenzione dalle forze di centrodestra e dal Governo nazionale.
Tra le possibili soluzioni viene indicata la revisione del cosiddetto Decreto Balduzzi, ossia il decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189. La normativa contempla la possibilità di mantenere operativi i punti nascita attraverso la convocazione della Conferenza Stato-Regioni, ma viene considerata penalizzante per le aree interne interessate dal calo demografico.
Secondo i promotori, il problema potrebbe estendersi progressivamente all’intero Paese, considerando il divario annuale tra decessi e nascite: 652.000 persone morte a fronte di 350.000 nuovi nati. Da qui l’interrogativo conclusivo dei rappresentanti: quali ulteriori elementi servono per intervenire e affrontare una questione che riguarda il futuro dei servizi sanitari e delle comunità locali?




