Pensioni, ridotti gli aumenti legati all'inflazione: risparmi per lo Stato superiori a 14 miliardi in dieci anni
Alessia BenincasaPubblicato il

La nuova Manovra introduce limitazioni agli adeguamenti delle pensioni al costo della vita, consentendo alle casse pubbliche di trattenere oltre 14 miliardi di euro nell'arco dei prossimi dieci anni.
Il Partito Democratico, attraverso Francesco Boccia, accusa l'esecutivo di voler recuperare risorse intervenendo sulle pensioni e sulla scuola, mentre il Movimento 5 Stelle definisce la decisione inaccettabile. Anche lo Spi Cgil manifesta contrarietà, sostenendo che il sistema previdenziale venga nuovamente utilizzato per reperire finanziamenti.
Le critiche arrivano anche dalle rappresentanze professionali. Valter Quercioli, presidente di Federmanager, ha ricordato che le prestazioni pensionistiche non possono essere considerate una disponibilità economica alla quale ricorrere ogni volta che occorre coprire nuove spese.
Da qui la richiesta di modificare l'articolo 55 della legge di Bilancio, attualmente all'esame della Camera. Sulla necessità di garantire trattamenti previdenziali adeguati è intervenuto anche Luigi Pagliuca, presidente della Cassa dei ragionieri e degli esperti contabili, secondo cui il controllo della spesa pubblica deve procedere insieme alla tutela degli assegni pensionistici.
A replicare alle contestazioni è stato Matteo Salvini, vicepremier e segretario della Lega, che ha richiamato l'impegno a superare la legge Fornero, aggiungendo che il provvedimento finanziario può ancora essere modificato e migliorato.
Le conseguenze economiche della misura sono riportate nella relazione tecnica allegata alla Manovra, dove viene evidenziato che il provvedimento produrrà benefici permanenti per i conti dello Stato.
Le economie lorde stimate fino al 2036 raggiungono 14,2 miliardi di euro, mentre considerando gli effetti fiscali il risparmio netto si attesta a 8,5 miliardi, una cifra leggermente superiore a mezzo punto percentuale di Pil.
Per ciascuno degli anni 2027, 2028 e 2029 è prevista una riduzione della spesa pari a 1,476 miliardi lordi, corrispondenti a 885 milioni netti. Verso la conclusione del decennio, il risparmio annuale scenderà a 1,337 miliardi lordi, ovvero 801 milioni al netto degli effetti fiscali.
Per conoscere con precisione gli aumenti pensionistici bisognerà aspettare il decreto congiunto del Ministero dell'Economia e di quello del Lavoro, atteso nel mese di novembre, che stabilirà il coefficiente ufficiale di rivalutazione.
La Manovra considera un'inflazione del 2,8% per l'anno in corso. Questo valore potrebbe tuttavia essere aggiornato al rialzo, anche a causa delle pressioni esercitate dai costi energetici sui prezzi al consumo.
Per gli importi superiori a quest'ultima soglia verrà applicato un coefficiente del 32%. In attesa del decreto ministeriale e ipotizzando un adeguamento completo soltanto per gli assegni fino a quattro volte il trattamento minimo, le prime stime indicano incrementi di circa 50 euro mensili per chi percepisce una pensione di 2mila euro. Per gli assegni pari a 2.447,40 euro lordi, l'aumento potrebbe invece avvicinarsi ai 70 euro. Per i trattamenti superiori a questa soglia sono previsti incrementi più contenuti, proporzionati alla fascia di appartenenza.
Per stabilire chi potrà accedere al nuovo strumento sarà necessario un ulteriore provvedimento. La relazione tecnica fa riferimento a categorie specifiche di persone in condizioni di difficoltà, con la possibilità di introdurre anche interventi relativi agli ammortizzatori sociali.
Tra le ipotesi ancora aperte figurano l'ampliamento delle finestre per il pensionamento, il ritorno a sistemi basati sulle quote, come Quota 100 con almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi, e condizioni più favorevoli per chi svolge attività particolarmente gravose. Il sottosegretario all'Economia Federico Freni ha indicato come obiettivo quello di ampliare le possibilità di pensionamento a 64 anni.
Confermato anche il bonus destinato ai dipendenti che, pur avendo raggiunto i requisiti contributivi necessari per il pensionamento, scelgono di continuare a lavorare. Il sistema prevede che il lavoratore rinunci all'accredito della quota contributiva a proprio carico e riceva direttamente la somma corrispondente nella retribuzione mensile.
La relazione tecnica stima una platea potenziale di circa 7.500 dipendenti, anche se il numero effettivo di adesioni potrebbe risultare sensibilmente inferiore. Tra le ulteriori novità figura infine l'obbligo per la Cassa Forense di ricalcolare i parametri reddituali utilizzati per determinare gli importi delle pensioni liquidate con il sistema retributivo.
Pensioni, ridotti gli aumenti legati all'inflazione: risparmi per lo Stato superiori a 14 miliardi in dieci anni
La nuova Manovra introduce limitazioni agli adeguamenti delle pensioni al costo della vita, consentendo alle casse pubbliche di trattenere oltre 14 miliardi di euro nell'arco dei prossimi dieci anni. Soltanto nel 2027 il risparmio previsto sarà di circa 1,5 miliardi. La misura, che ripropone un meccanismo già adottato nel 2023, sta provocando numerose contestazioni da parte delle opposizioni, dei sindacati e delle organizzazioni di categoria.Il Partito Democratico, attraverso Francesco Boccia, accusa l'esecutivo di voler recuperare risorse intervenendo sulle pensioni e sulla scuola, mentre il Movimento 5 Stelle definisce la decisione inaccettabile. Anche lo Spi Cgil manifesta contrarietà, sostenendo che il sistema previdenziale venga nuovamente utilizzato per reperire finanziamenti.
Le critiche arrivano anche dalle rappresentanze professionali. Valter Quercioli, presidente di Federmanager, ha ricordato che le prestazioni pensionistiche non possono essere considerate una disponibilità economica alla quale ricorrere ogni volta che occorre coprire nuove spese.
Le conseguenze della riduzione degli adeguamenti
Secondo Quercioli, la misura rischia di produrre effetti negativi anche sull'economia e sui consumi. Il problema, infatti, non riguarda esclusivamente l'incremento previsto per il 2027: una rivalutazione più contenuta riduce anche l'importo sul quale verranno applicati gli aggiornamenti degli anni seguenti.Da qui la richiesta di modificare l'articolo 55 della legge di Bilancio, attualmente all'esame della Camera. Sulla necessità di garantire trattamenti previdenziali adeguati è intervenuto anche Luigi Pagliuca, presidente della Cassa dei ragionieri e degli esperti contabili, secondo cui il controllo della spesa pubblica deve procedere insieme alla tutela degli assegni pensionistici.
A replicare alle contestazioni è stato Matteo Salvini, vicepremier e segretario della Lega, che ha richiamato l'impegno a superare la legge Fornero, aggiungendo che il provvedimento finanziario può ancora essere modificato e migliorato.
L'impatto sui conti pubblici
La necessità di mantenere sotto controllo i saldi della finanza pubblica rende particolarmente difficile un ripensamento dell'esecutivo sulla riduzione degli adeguamenti previdenziali.Nel 2027 il rapporto deficit-Pil è previsto al 3,4%, anche per effetto dell'utilizzo delle clausole di salvaguardia nazionali (Nec) relative a difesa ed energia. Parallelamente, l'obiettivo sarà mantenere l'avanzo primario vicino all'1% del prodotto interno lordo.Le conseguenze economiche della misura sono riportate nella relazione tecnica allegata alla Manovra, dove viene evidenziato che il provvedimento produrrà benefici permanenti per i conti dello Stato.
Le economie lorde stimate fino al 2036 raggiungono 14,2 miliardi di euro, mentre considerando gli effetti fiscali il risparmio netto si attesta a 8,5 miliardi, una cifra leggermente superiore a mezzo punto percentuale di Pil.
Per ciascuno degli anni 2027, 2028 e 2029 è prevista una riduzione della spesa pari a 1,476 miliardi lordi, corrispondenti a 885 milioni netti. Verso la conclusione del decennio, il risparmio annuale scenderà a 1,337 miliardi lordi, ovvero 801 milioni al netto degli effetti fiscali.
Per conoscere con precisione gli aumenti pensionistici bisognerà aspettare il decreto congiunto del Ministero dell'Economia e di quello del Lavoro, atteso nel mese di novembre, che stabilirà il coefficiente ufficiale di rivalutazione.
La Manovra considera un'inflazione del 2,8% per l'anno in corso. Questo valore potrebbe tuttavia essere aggiornato al rialzo, anche a causa delle pressioni esercitate dai costi energetici sui prezzi al consumo.
Le percentuali previste per le diverse fasce pensionistiche
La legge di Bilancio stabilisce una rivalutazione integrale per gli assegni che non superano quattro volte il trattamento minimo, corrispondenti a 2.447,40 euro lordi mensili. Per le pensioni comprese nelle fasce superiori vengono invece applicate percentuali progressivamente inferiori:- Fino a 3.059,25 euro, equivalenti a cinque volte il minimo, l'adeguamento sarà dell'85%.
- Entro 3.671,10 euro, pari a sei volte il minimo, la percentuale scenderà al 53%.
- Fino a 4.894,80 euro, corrispondenti a otto volte il minimo, sarà riconosciuto il 47%.
- Entro 6.118,50 euro, cioè dieci volte il minimo, la rivalutazione sarà del 37%.
Per gli importi superiori a quest'ultima soglia verrà applicato un coefficiente del 32%. In attesa del decreto ministeriale e ipotizzando un adeguamento completo soltanto per gli assegni fino a quattro volte il trattamento minimo, le prime stime indicano incrementi di circa 50 euro mensili per chi percepisce una pensione di 2mila euro. Per gli assegni pari a 2.447,40 euro lordi, l'aumento potrebbe invece avvicinarsi ai 70 euro. Per i trattamenti superiori a questa soglia sono previsti incrementi più contenuti, proporzionati alla fascia di appartenenza.
Le possibili modifiche alla legge Fornero
Tra gli interventi inseriti nella Manovra figura anche il tentativo di attenuare alcuni vincoli introdotti dalla riforma Fornero. È prevista la creazione del Fondo per il supporto in uscita dal mercato del lavoro, finanziato con 850 milioni di euro per ciascuno dei prossimi quattro anni. Non sono stati ancora definiti con precisione i destinatari delle risorse.Per stabilire chi potrà accedere al nuovo strumento sarà necessario un ulteriore provvedimento. La relazione tecnica fa riferimento a categorie specifiche di persone in condizioni di difficoltà, con la possibilità di introdurre anche interventi relativi agli ammortizzatori sociali.
Tra le ipotesi ancora aperte figurano l'ampliamento delle finestre per il pensionamento, il ritorno a sistemi basati sulle quote, come Quota 100 con almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi, e condizioni più favorevoli per chi svolge attività particolarmente gravose. Il sottosegretario all'Economia Federico Freni ha indicato come obiettivo quello di ampliare le possibilità di pensionamento a 64 anni.
Ape sociale e incentivi per chi rimane al lavoro
Per quanto riguarda le modalità di uscita dal lavoro, non è stata invece rinnovata Opzione Donna, mentre è stata confermata per altri dodici mesi l'Ape sociale, il meccanismo di anticipo pensionistico destinato a determinate categorie di lavoratori. L'età minima richiesta rimane fissata a 63 anni e sei mesi. Le persone potenzialmente interessate dalla proroga sarebbero circa 27mila.Confermato anche il bonus destinato ai dipendenti che, pur avendo raggiunto i requisiti contributivi necessari per il pensionamento, scelgono di continuare a lavorare. Il sistema prevede che il lavoratore rinunci all'accredito della quota contributiva a proprio carico e riceva direttamente la somma corrispondente nella retribuzione mensile.
La relazione tecnica stima una platea potenziale di circa 7.500 dipendenti, anche se il numero effettivo di adesioni potrebbe risultare sensibilmente inferiore. Tra le ulteriori novità figura infine l'obbligo per la Cassa Forense di ricalcolare i parametri reddituali utilizzati per determinare gli importi delle pensioni liquidate con il sistema retributivo.




