"Vi vengo a cercare e vi taglio la gola". Sarebbe questo il contenuto della chiamata denunciato dal
padre di
Alice Scagni sette ore prima dell'
omicidio della
ragazza, avvenuto per mano del fratello Alberto.
Omicidio di Alice Scagni, il padre denunciò la telefonata del figlio
L'uomo aveva chiamato il 122 alle 13.28 del 1 maggio riportando agli operatori del centralino le minacce del figlio. Quella telefonata, insieme alle dichiarazioni rese ieri pomeriggio dai famigliari di Alice, è al vaglio degli inquirenti dopo che il procuratore Francesco Pinto e il sostituto Paola Crispo hanno aperto
un'indagine per capire se gli operatori di polizia abbiano o meno sottovalutato gli allarmi lanciati dai famigliari.
La trascrizione della telefonata è stata poi riportata dal
gip Paola Faggioni nell'ordinanza di custodia cautelare per supportare l'aggravante della premeditazione chiesto dalla stessa procura. Il gip infatti ha parlato in maniera esplicita di
"proposito omicidiario annunciato prima del delitto".
"Alberto aveva manie di persecuzione"
"Nell'ultimo periodo Alberto aveva manie di persecuzione - racconta agli investigatori il marito di Alice - perché temeva di essere escluso dall'eredità e nel contempo aveva cominciato a chiedere sempre più soldi ai suoi famigliari». Il 42enne aveva accusato il cognato di avergli messo microspie in casa: «Anche per questo io non volevo più avere a che fare con lui - ha raccontato ai poliziotti - ma Alice gli voleva bene, si sentivano spesso al telefono e lei cercava sempre di aiutarlo".