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Obesità, arrivano le terapie in compresse e retatrutide: le nuove frontiere della cura e i benefici per la saluteV

Alessia Benincasa
Obesità, arrivano le terapie in compresse e retatrutide: le nuove frontiere della cura e i benefici per la saluteV
Nuove prospettive nella lotta all'obesità: i medicinali basati sulle incretine diventano disponibili anche in forma orale, mentre si avvicinano nuove molecole come retatrutide. Al convegno romano gli specialisti hanno analizzato l'evoluzione dei medicinali incretinici, dalle versioni da assumere per bocca agli effetti protettivi su apparato cardiovascolare, fegato e reni.

Obesità, arrivano le terapie in compresse e retatrutide: le nuove frontiere della cura e i benefici per la salute

Nuove prospettive nella lotta all'obesità: i medicinali basati sulle incretine diventano disponibili anche in forma orale, mentre si avvicinano nuove molecole come retatrutide. A illustrare le opportunità offerte dalla ricerca è Andrea Fabbri, docente di Endocrinologia presso l'Università di Roma Tor Vergata. Queste innovazioni rappresentano un'evoluzione rispetto a semaglutide e tirzepatide, inizialmente concepiti per la gestione del diabete e successivamente impiegati con risultati significativi anche nel trattamento dell'eccesso ponderale. In Italia, per quest'ultima indicazione, tali medicinali sono attualmente disponibili attraverso la somministrazione iniettiva.

Le due molecole agiscono riproducendo i meccanismi delle incretine, ormoni coinvolti nella regolazione del metabolismo, e vengono utilizzate per intervenire su sovrappeso, obesità e deposito adiposo. La diffusione di questi trattamenti viene considerata uno degli elementi che contribuiscono a contrastare l'aumento delle persone interessate da tali problematiche.

Le ultime acquisizioni scientifiche sono state esaminate durante la seconda edizione del workshop «Incretine e salute metabolica: rivoluzione di cura per sovrappeso, obesità e patologie correlate», organizzato a Roma con il sostegno non condizionante di Lilly e la presenza di specialisti appartenenti a diverse discipline sanitarie.

Nel corso dell'incontro, l'attenzione si è concentrata anche sulle possibili ricadute dei farmaci incretinici nella prevenzione e nel trattamento di altre malattie. Gli interventi hanno riguardato la tutela del cuore, del fegato e del sistema nervoso, oltre alle evidenze disponibili sull'impiego di queste sostanze nelle patologie reumatologiche.

Farmaci orali e nuove molecole ad azione tripla

Come spiegato da Fabbri, gli agonisti del GLP-1 assumibili per bocca costituiscono una nuova alternativa terapeutica per chi soffre di obesità e alterazioni metaboliche legate al peso. Le compresse non necessitano della conservazione refrigerata richiesta da alcuni prodotti iniettabili e possono risultare più pratiche nella gestione quotidiana. L'esperto ne riconosce l'efficacia, precisando tuttavia che, in generale, i risultati possono essere meno marcati rispetto a quelli ottenuti con le formulazioni da iniettare.

Tra le soluzioni considerate rientrano la semaglutide orale ad alte dosi e orforglipron, una molecola non peptidica che agisce sul recettore GLP-1 ed è sviluppata in forma di compressa. Questi medicinali potrebbero semplificare l'assunzione delle cure e contenere i costi complessivi nel tempo.

Un meccanismo differente caratterizza retatrutide, destinata a essere somministrata tramite iniezione una volta alla settimana. Si tratta, secondo Fabbri, di un agonista triplo dei recettori GLP-1, GIP e glucagone. Rispetto a semaglutide, che interviene sul GLP-1, e a tirzepatide, attiva su GLP-1 e GIP, questa nuova molecola coinvolge anche il recettore del glucagone. I risultati degli studi clinici di fase tre indicano una possibile diminuzione del peso corporeo pari al 30% dopo 24 mesi di trattamento.

Le innovazioni farmacologiche si inseriscono anche in una revisione del modo di interpretare l'obesità. L'idea tradizionale secondo cui l'aumento di peso dipenda esclusivamente da un'alimentazione eccessiva e da un consumo insufficiente di energia, risolvibile semplicemente mangiando meno, viene progressivamente superata. L'approccio attuale riconosce infatti la natura metabolica della patologia, considerando che l'accumulo di tessuto adiposo può verificarsi anche in persone che non assumono quantità particolarmente elevate di cibo.

I possibili vantaggi contro le malattie correlate all'obesità

Facendo riferimento alle pubblicazioni scientifiche disponibili, Fabbri ricorda che questi medicinali sono già utilizzati da milioni di persone in tutto il mondo. I risultati osservati, secondo il docente, non riguardano soltanto il dimagrimento: le terapie incretiniche possono contribuire a diminuire la probabilità di eventi cardiovascolari gravi, come infarti e ictus, e rivestono un ruolo importante nella gestione di alcuni pazienti con patologie cardiache.

Tra gli ulteriori effetti descritti figurano la riduzione delle apnee durante il sonno, il contenimento del grasso accumulato nel fegato e il possibile rallentamento dei processi di fibrosi epatica. Vengono inoltre evidenziati potenziali benefici per la funzionalità renale.

L'ambito di applicazione comprende anche alcune condizioni reumatologiche associate all'eccesso di peso. Fabbri richiama, in particolare, le possibili ricadute positive sulla psoriasi e sull'artrite psoriasica. Ulteriori prospettive riguardano la salute riproduttiva e i cambiamenti metabolici legati all'età. Secondo il docente, questi trattamenti possono favorire il miglioramento della fertilità nelle donne con sindrome dell'ovaio policistico e contribuire alla gestione di alcune alterazioni metaboliche che si manifestano durante la menopausa.

La ricerca sta inoltre approfondendo l'eventuale ruolo protettivo delle terapie incretiniche nei confronti delle patologie neurodegenerative, comprese la demenza e la malattia di Alzheimer, oltre alle possibili associazioni con una minore frequenza di diversi tumori.

Gli studi proseguono per chiarire ulteriormente l'efficacia e la sicurezza di questi medicinali e per individuare nuovi possibili impieghi clinici. Le prospettive sono promettenti, ma i benefici nelle singole patologie devono essere valutati sulla base delle evidenze scientifiche disponibili per ciascun trattamento.
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