Nuova speranza contro il melanoma: il primo vaccino a mRna riduce le recidive del 42%

Una svolta epocale arriva dal Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (Esmo), dove sono stati illustrati i risultati conclusivi dello studio internazionale di fase 3 denominato INTerpath-001.
Per la prima volta nella storia della medicina, un vaccino terapeutico basato sulla tecnologia a mRNA e interamente cucito sulle mutazioni genetiche del singolo malato ha dimostrato un'efficacia straordinaria contro il melanoma ad alto rischio, aprendo prospettive inedite nell'oncologia di precisione.
Nuova speranza contro il melanoma: vaccino riduce le recidive
La sperimentazione clinica, che verrà pubblicata a novembre sulle pagine del New England Journal of Medicine, ha coinvolto complessivamente 1.137 pazienti operati radicalmente in 157 centri sparsi in tutto il mondo. Il contributo dell'Italia è stato determinante: i centri clinici della penisola hanno infatti arruolato il maggior numero di partecipanti a livello globale, confermando l'eccellenza della rete oncologica nazionale. Nel contesto italiano, la platea potenziale di candidabili a questa innovativa terapia adiuvante — successiva cioè all'intervento chirurgico — si aggira attorno alle 5mila persone l'anno, su un totale di circa 13mila nuove diagnosi di melanoma registrate annualmente.
Come spiegato dagli esperti, tra cui il professor Michele Del Vecchio, responsabile dell'Oncologia Medica Melanomi della Fondazione Irccs Istituto Nazionale Tumori di Milano, l'indagine ha confrontato l'approccio standard basato unicamente sull'anticorpo monoclonale pembrolizumab con la combinazione tra lo stesso farmaco immunoterapico e il vaccino personalizzato (chiamato intismeran autogene o mRNA-4157). I dati parlano chiaro: a distanza di due anni, l'associazione terapeutica ha ridotto del 42% il rischio di recidiva e del 38% il pericolo di sviluppare metastasi a distanza rispetto alla sola immunoterapia. Un risultato precoce, emerso già dopo i primi sei mesi di trattamento e uniforme in tutti i sottogruppi di pazienti esaminati, senza peraltro registrare un incremento degli effetti collaterali indesiderati.
A differenza dei vaccini profilattici tradizionali, il siero a mRNA non ha una funzione preventiva bensì curativa. Viene fabbricato ex novo partendo dal profilo genomico del tumore asportato chirurgicamente: un processo che richiede circa sei settimane di lavorazione, tempistica perfettamente compatibile con l'avvio della terapia adiuvante prevista entro le dodici settimane dall'intervento. Ciascuna dose contiene filamenti di mRNA di sintesi in grado di codificare fino a 34 neoantigeni specifici della massa tumorale del paziente. L'obiettivo primario è duplice: istruire il sistema immunitario a riconoscere e distruggere eventuali cellule maligne microscopiche rimaste in circolo dopo l'operazione ed edificare una memoria immunitaria duratura capace di sventare future ricadute.
Nonostante l'entusiasmo della comunità scientifica e l'imminente attesa dei pronunciamenti ufficiali da parte degli enti regolatori (Fda, Ema e Aifa) per la commercializzazione, restano da sciogliere nodi cruciali legati alla sostenibilità economica. La produzione sartoriale di questi trattamenti comporta infatti costi elevati che richiamano l'urgenza di strategie mirate a garantire un accesso universale e sostenibile per i sistemi sanitari pubblici. Nel frattempo, forte del successo ottenuto con il melanoma, la ricerca clinica sta già estendendo l'impiego dei vaccini a mRNA personalizzati ad altre forme oncologiche complesse, tra cui i tumori al polmone, al pancreas e quelli genito-urinari.




