Dopo la morte del piccolo Domenico, si aggrava l’inchiesta sul trapianto di cuore fallito: la Procura di Napoli è al lavoro per approfondire le responsabilità legate al trasporto dell'organo e all’utilizzo del ghiaccio secco che avrebbe bruciato, rendendolo inservibile, il cuore destinato al bimbo.
I sei sanitari già iscritti nel registro degli indagati – ai quali, secondo quanto emerso, potrebbero aggiungersene altri – dovranno ora rispondere dell’ipotesi di omicidio colposo, accusa che sostituisce quella iniziale di lesioni colpose gravi.
Morte di Domenico, indagine sugli errori commessi: "Il cuore era in un blocco di ghiaccio, ma è stato usato lo stesso"
Tra i primi elementi emersi nell’ambito dell’indagine interna vi è un dettaglio cruciale: quando l’équipe di cardiochirurgia del Monaldi ha aperto il contenitore per il trasporto dell’organo destinato a Domenico, il cuore si trovava «in un blocco di ghiaccio».
L’operazione di trapianto era stata effettuata il 23 dicembre, ma solo all’inizio di febbraio – circa un mese e mezzo dopo – i genitori avevano appreso che il cuore impiantato era stato danneggiato in modo irreversibile prima ancora dell’ingresso in sala operatoria.
La diagnosi e l’attesa del trapianto
Domenico era in attesa di un nuovo cuore fin dai primi mesi di vita, dopo la diagnosi di cardiomiopatia, una grave patologia cardiaca che compromette la capacità del cuore di pompare sangue in modo efficace.
Fino al trapianto aveva vissuto a casa con i genitori grazie a una terapia farmacologica. A dicembre era arrivata la notizia della disponibilità di un organo compatibile, grazie alla donazione dei genitori di un bambino morto poco prima.
Un’équipe del Monaldi aveva raggiunto Bolzano per il prelievo dell’organo. Come previsto dal protocollo, il cuore era stato inserito in tre sacchetti sterili e collocato in un contenitore a una temperatura di circa 4 gradi, che andrebbe mantenuta con del ghiaccio tritato, senza contatto diretto con l’organo.
Secondo quanto ricostruito finora, però, durante il trasporto sarebbe stato utilizzato ghiaccio secco – anidride carbonica allo stato solido – che raggiunge temperature di circa -78 °C. Il freddo eccessivo avrebbe provocato lesioni irreversibili al muscolo cardiaco.
Da chiarire perché il trapianto sia andato avanti
L’inchiesta dovrà chiarire per quale motivo l’intervento sia stato comunque eseguito nonostante le lesioni riscontrate. Il protocollo stabilisce infatti che, in presenza di un organo non perfettamente integro, il trapianto non può essere effettuato.
In un primo momento ai genitori era stato comunicato che l’operazione non era riuscita e che sarebbe stato necessario un nuovo trapianto. Il bambino era stato quindi collegato all’ECMO, il macchinario che consente la circolazione extracorporea sostituendo temporaneamente la funzione cardiaca.
Negli ultimi giorni Domenico era stato riportato nelle prime posizioni della lista nazionale d’attesa. Quando era arrivata la disponibilità di un nuovo cuore compatibile, quattro esperti erano stati convocati a Napoli per valutare se il piccolo fosse in grado di affrontare un secondo intervento.
La valutazione è stata negativa: le condizioni di salute, ormai compromesse, non consentivano un’ulteriore operazione così complessa. L’ospedale Monaldi ha quindi deciso di non procedere con un nuovo trapianto e di limitare le terapie non più utili, evitando l’accanimento terapeutico.
Alle ore 5.30 di questa mattina le condizioni del bimbo sono rapidamente precipitate. Il piccolo Domenico si è spento a causa di un improvviso e irreversibile peggioramento delle sue condizioni cliniche.

