Domenico non ce l'ha fatta: il bambino, poco più che due anni, è morto all’Azienda Ospedaliera dei Colli, all’ospedale Monaldi di Napoli, dove era ricoverato da settimane nel reparto di Terapia intensiva pediatrica.
Il 23 dicembre 2025 era stato sottoposto a un trapianto di cuore dopo che, nel Nord Italia, era stato individuato un organo compatibile e trasferito a Napoli per l’intervento. Dopo l’operazione, però, il nuovo cuore non aveva mai iniziato a battere. Il piccolo non si era più risvegliato ed era rimasto collegato all’Ecmo, il macchinario di supporto vitale. Secondo quanto emerso, l’organo era stato trasportato da Bolzano a Napoli in condizioni ritenute pessime, conservato a temperature troppo basse per mantenerne la funzionalità.
Che cos’è la cardiomiopatia dilatativa, la grave malattia che aveva il piccolo Domenico
Domenico era affetto da una grave cardiomiopatia dilatativa, una patologia del muscolo cardiaco che, nei casi più severi, può condurre all’insufficienza cardiaca e rendere necessario il trapianto. La cardiomiopatia dilatativa è una malattia che può colpire anche i bambini.
Il meccanismo è tanto semplice quanto drammatico: il cuore si dilata, le cavità si allargano oltre il normale e il muscolo perde forza. Il ventricolo sinistro, la principale “pompa” che spinge il sangue in tutto il corpo, diventa progressivamente debole e meno efficace. È come un elastico che, tirato a lungo, non riesce più a tornare alla forma iniziale.
Cause e sintomi nei bambini
Nei piccoli pazienti la cardiomiopatia dilatativa è relativamente rara, ma rappresenta una delle principali cause di insufficienza cardiaca in età pediatrica. Può manifestarsi nei primi mesi di vita oppure durante l’infanzia.
In alcuni casi ha un’origine genetica, legata a mutazioni che compromettono la struttura delle cellule del muscolo cardiaco. In altri può insorgere dopo un’infezione virale, come una miocardite che colpisce direttamente il cuore.
I sintomi possono essere inizialmente poco evidenti: difficoltà nell’alimentazione, scarso accrescimento, affanno durante il pianto o il gioco, sudorazione eccessiva, stanchezza marcata. Quando la malattia progredisce compaiono i segni dello scompenso cardiaco, come ritenzione di liquidi, ingrossamento del fegato e difficoltà respiratorie.
Le terapie e il ricorso al trapianto
La prima linea di trattamento è farmacologica. I farmaci aiutano il cuore a lavorare meglio, riducono il carico di lavoro e controllano i sintomi. In alcune situazioni si ricorre a dispositivi di assistenza meccanica, come l’Ecmo o sistemi di supporto ventricolare, che sostengono temporaneamente la funzione cardiaca.
Quando però il muscolo è gravemente compromesso e non risponde alle terapie, l’unica possibilità resta il trapianto di cuore. Nei bambini si tratta di una procedura complessa, che richiede compatibilità, tempi rapidissimi e un’organizzazione impeccabile. La malattia può progredire velocemente, mettendo a rischio anche altri organi e rendendo ancora più delicato l’intervento.

