A Milano una madre racconta la difficile esperienza della figlia quattordicenne vittima di bullismo tra scuola e chat di classe. Il ruolo degli adulti e le dinamiche di gruppo.
Bullismo in classe e nelle chat: la testimonianza di una madre di Milano
A Milano una madre, Amelia, racconta la difficile realtà che sta vivendo accanto alla figlia quattordicenne, studentessa del primo anno di liceo, presa di mira dai compagni fin dall’inizio dell’anno scolastico. Gli episodi, iniziati a ottobre, si sono moltiplicati soprattutto all’interno della chat di classe, dove la ragazza è diventata bersaglio di insulti, prese in giro e messaggi offensivi.
Amelia osserva la situazione da vicino, leggendo quelle frasi che la figlia subisce in silenzio. Il dolore più grande, spiega, è proprio l’impossibilità di intervenire senza rischiare di peggiorare il rapporto: se insiste, la ragazza si chiude; se resta in disparte, teme di lasciarla sola.
All’inizio si trattava di imitazioni e commenti sarcastici sulla voce, sull’abbigliamento e sui risultati scolastici. Con il tempo, però, le offese si sono fatte più dure, accompagnate da messUna dinamica collettiva in cui non agisce un singolo responsabile ma un gruppo, tra chi scrive, chi approva e chi assiste senza intervenire.
La ragazza ha scelto di silenziare la chat ma continua a controllarla. Nel quotidiano emergono segnali evidenti: mangia meno, dorme poco, trascorre molto tempo chiusa in camera e risponde con un “tutto normale” quando le viene chiesto come sia andata a scuola. Il cambiamento, lento ma costante, è diventato evidente anche nei comportamenti e nel modo di vestirsi.
Amelia ha provato a coinvolgere l’istituto scolastico, ma riferisce di aver trovato risposte limitate. Durante i colloqui, viene sottolineato solo un maggiore silenzio della studentessa, invitata a “reagire”, mentre tra altri genitori prevale la tendenza a minimizzare, interpretando i fatti come semplici dinamiche tra adolescenti.
Secondo la psicoterapeuta Virginia Suigo, che si occupa di devianza minorile, situazioni come questa evidenziano spesso la difficoltà degli adulti nel riconoscere e affrontare il problema. Il bullismo, spiega, nasce da meccanismi di gruppo in cui la responsabilità si distribuisce e nessuno si percepisce realmente colpevole. La minimizzazione, aggiunge, può lasciare la vittima isolata.
Gli ultimi dati disponibili indicano che una parte significativa degli adolescenti dichiara di aver vissuto almeno un episodio di comportamento offensivo o violento, con una quota rilevante di casi che si sviluppano anche online. Questo non significa che il fenomeno sia inevitabile: quando famiglia, scuola e comunità agiscono insieme, la dinamica può interrompersi.
Nel frattempo Amelia continua a cercare un equilibrio tra protezione e rispetto dei tempi della figlia. L’episodio più recente, un messaggio nella chat che suggeriva l’indifferenza alla sua eventuale assenza, ha accentuato il senso di impotenza della madre, preoccupata che alla ragazza sia stato sottratto persino il desiderio di reagire.

