Un caso di presunta ingiustizia lavorativa sta scuotendo l'ospedale di Mercato San Severino, dove un operatore sanitario del pronto soccorso è stato rimosso improvvisamente dalla sua postazione. Il provvedimento, motivato da una contestata frizione con il contesto lavorativo, è stato adottato senza che a carico del dipendente — stimato per anni di servizio in prima linea — vi fosse alcuna sanzione ufficiale o un'indagine formale per verificarne le inadempienze.
A far scattare la nuova penalizzazione sarebbe stata una controversia legata alla validità di un test per il Coronavirus. Uno scenario che i rappresentanti dei lavoratori giudicano come un pretesto debole e privo di fondamento giuridico, considerando che la positività dell'operatore era stata confermata anche da successivi screening esterni.
Il sindacato, guidato a livello provinciale da Andrea Pastore, parla apertamente di un clima di forte pressione psicologica e di decisioni schizofreniche che calpestano i diritti contrattuali e la rispettabilità del personale. La confederazione ha chiesto l'intervento urgente dei massimi dirigenti dell'azienda universitaria Ruggi d'Aragona per esaminare la legittimità dei provvedimenti, minacciando il blocco delle attività e lo stato di agitazione se non verranno ripristinate le normali garanzie democratiche per i dipendenti della sanità pubblica.
Mercato San Severino, scontro sul trasferimento "punitivo" di un infermiere
La sigla sindacale Cisl Fp Salerno ha denunciato l'estrema rapidità con cui i vertici del plesso hanno avallato la richiesta di allontanamento avanzata dal primario, disponendo il cambio di reparto in appena settantadue ore e saltando qualsiasi fase di confronto o accertamento interno. La fragilità della decisione sarebbe emersa poco dopo, quando la direzione ha fatto un parziale dietrofront reinserendo l'infermiere nel reparto d'urgenza, per poi morderlo nuovamente con un secondo trasferimento temporaneo in medicina.A far scattare la nuova penalizzazione sarebbe stata una controversia legata alla validità di un test per il Coronavirus. Uno scenario che i rappresentanti dei lavoratori giudicano come un pretesto debole e privo di fondamento giuridico, considerando che la positività dell'operatore era stata confermata anche da successivi screening esterni.
Il sindacato, guidato a livello provinciale da Andrea Pastore, parla apertamente di un clima di forte pressione psicologica e di decisioni schizofreniche che calpestano i diritti contrattuali e la rispettabilità del personale. La confederazione ha chiesto l'intervento urgente dei massimi dirigenti dell'azienda universitaria Ruggi d'Aragona per esaminare la legittimità dei provvedimenti, minacciando il blocco delle attività e lo stato di agitazione se non verranno ripristinate le normali garanzie democratiche per i dipendenti della sanità pubblica.

