In occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro, arriva da Ravello una riflessione profonda che va oltre i dati clinici e le statistiche. A intervenire è Secondo Amalfitano, che invita a ripensare radicalmente il modo in cui la società guarda alla parola “cancro”. Secondo Amalfitano parla a partire da un’esperienza personale, trasformando la testimonianza individuale in un messaggio collettivo: oggi le cure e la ricerca hanno fatto passi enormi, ma il linguaggio, l’approccio psicologico e culturale alla malattia restano fermi a schemi superati.
La parola che fa ancora paura
Nonostante i progressi della medicina, il termine “cancro” continua a evocare paura, rimozione e silenzio. È una parola che spesso non si pronuncia, sostituita da espressioni evasive come “il brutto male” o “quella cosa lì”. Un atteggiamento che, secondo Amalfitano, finisce per isolare chi riceve una diagnosi e aggravare il peso emotivo della malattia.
Quando il cancro entra nella vita di una persona o di una famiglia, non è solo la patologia a fare male, ma tutto ciò che le ruota intorno: ansia, disinformazione, solitudine, false speranze e consigli improvvisati.
Cambiare paradigma per vivere meglio
L’appello è chiaro: cambiare paradigma il prima possibile. Significa accettare che il cancro esiste, conoscerlo, affrontarlo con consapevolezza e senza negazione. Non vivere nella paura costante, ma costruire una cultura della prevenzione e della diagnosi precoce.
Secondo Amalfitano indica alcune direttrici fondamentali:
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educare fin dall’infanzia a stili di vita sani e lontani da sostanze cancerogene;
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conoscere i segnali che possono indicare una patologia oncologica;
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informarsi sugli strumenti di prevenzione e sugli screening disponibili;
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affidarsi tempestivamente a centri specializzati e a professionisti qualificati;
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evitare scorciatoie, illusioni e il ricorso a fonti non scientifiche.
Un monito particolare riguarda il rischio dell’autodiagnosi e delle “verità” trovate online: la salute non può essere affidata a ricerche improvvisate.
Vivere, non sopravvivere
Il messaggio finale è forse il più potente. Anche di fronte alla malattia, Amalfitano invita a non permettere al cancro di occupare ogni spazio della vita quotidiana. Combattere con determinazione, sì, ma continuare a vivere, amare, progettare.
La malattia può essere affrontata una volta sola. Non deve diventare una condanna quotidiana. È questo il senso più profondo della Giornata Mondiale contro il Cancro: trasformare la paura in consapevolezza e la diagnosi in forza, senza rinunciare alla dignità e alla qualità della vita.

