Il progetto presentato dalle Fonderie Pisano per trasformare lo stabilimento di Fratte in un impianto elettrificato e decarbonizzato riapre il confronto sul futuro dell’azienda. Il Comune di Salerno non chiude alla valutazione della proposta, ma ribadisce le criticità legate alla destinazione urbanistica dell’area e alla presenza di abitazioni nelle immediate vicinanze.
Fonderie Pisano, il Comune frena sul nuovo impianto: dubbi sulla compatibilità urbanistica dello stabilimento di Fratte
A chiarire la posizione dell’amministrazione è l’assessore all’Ambiente Massimiliano Natella, come riporta L’Ora. Il principale ostacolo resta il Piano urbanistico comunale, che non individua la zona di Fratte come area industriale.
Dal 2006, inoltre, lo strumento urbanistico prevede la delocalizzazione dello stabilimento. Per questo motivo, secondo Natella, anche la realizzazione di un impianto rinnovato potrebbe non essere sufficiente a superare l’attuale incompatibilità. «Se il quadro urbanistico non cambia, resta una situazione di incompatibilità», ha spiegato l’assessore.
Il nuovo progetto sarà esaminato in Conferenza dei servizi
L’amministrazione comunale valuterà comunque la proposta presentata dall’azienda nell’ambito della Conferenza dei servizi. L’esame dovrà riguardare non soltanto gli aspetti urbanistici e ambientali, ma anche le conseguenze occupazionali legate al futuro dello stabilimento e alla salvaguardia dei lavoratori.
Per il Comune sarà necessario approfondire gli effetti del nuovo impianto sul territorio circostante. Natella ha sottolineato la necessità di accertare quale impatto possa avere uno stabilimento decarbonizzato e se la nuova configurazione sia realmente compatibile con un sito inserito in un’area densamente abitata.
La riapertura necessaria per produzione e delocalizzazione
Per le Fonderie Pisano, la ripartenza dello stabilimento di Fratte rappresenta un passaggio essenziale. Consentirebbe di riavviare la produzione, evitare un’ulteriore perdita di quote di mercato e avviare il programma di delocalizzazione atteso da tempo. Il progetto di trasferimento è sostenuto da un finanziamento di Invitalia attraverso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Il futuro dei 140 lavoratori
La riapertura costituisce anche la principale prospettiva per i 140 dipendenti dell’azienda, attualmente impegnati in un presidio e a rischio di ricorso agli ammortizzatori sociali. Il confronto dovrà quindi tenere insieme le esigenze produttive e occupazionali con le valutazioni urbanistiche e ambientali poste dal Comune.

