La riapertura delle Fonderie Pisano a Salerno resta in sospeso: nuova convocazione il 26 settembre 2026. L’Arpac richiede ulteriori chiarimenti sul piano di dismissione dei forni, ma si apre una possibilità per il riavvio del forno elettrico
Alla base del rinvio c’è la richiesta dell’Arpac di acquisire ulteriori integrazioni da parte della proprietà riguardo al progetto per la dismissione di alcuni forni e la riduzione delle emissioni dell’impianto. Dal confronto è emersa, tuttavia, una possibilità condivisa: l’azienda potrà utilizzare il forno elettrico già presente nello stabilimento e procedere con gli interventi necessari per adeguare l’impianto alle disposizioni sulle emissioni, rispettando le prescrizioni stabilite dagli enti competenti. È questa la proposta avanzata da Ciro Pisano, con l’obiettivo di riattivare almeno una parte dell’attività produttiva.
Di diverso tenore le parole di Ciro Pisano: “Con questi nuovi forni, che hanno un impatto estremamente ridotto, la conferenza ha comunque richiesto ulteriori prescrizioni e chiarimenti. Si tratta però di interventi che riteniamo facilmente realizzabili. Vorrei fare una considerazione, perché abbiamo riscontrato un elemento: veniamo accusati da tempo di provocare problemi al territorio, ma non abbiamo mai oltrepassato i limiti previsti per le emissioni e oggi siamo praticamente a zero. Anche in passato abbiamo rilevato che, quando la fonderia era ferma, le particelle di Pm erano superiori rispetto ai periodi in cui lo stabilimento era operativo. Evidentemente esiste qualche altra fonte di inquinamento, ma è molto più semplice attribuire la responsabilità alla fonderia”.
Fonderie Pisano, la riapertura resta in sospeso: nuova convocazione il 26 settembre
Si è conclusa senza una decisione definitiva la conferenza dei servizi convocata per valutare la riapertura delle Fonderie Pisano. L’incontro, tenutosi oggi presso la sede della Regione Campania a Salerno, ha stabilito di rinviare al 26 settembre ogni decisione sul futuro dello stabilimento di via dei Greci, a Fratte.Alla base del rinvio c’è la richiesta dell’Arpac di acquisire ulteriori integrazioni da parte della proprietà riguardo al progetto per la dismissione di alcuni forni e la riduzione delle emissioni dell’impianto. Dal confronto è emersa, tuttavia, una possibilità condivisa: l’azienda potrà utilizzare il forno elettrico già presente nello stabilimento e procedere con gli interventi necessari per adeguare l’impianto alle disposizioni sulle emissioni, rispettando le prescrizioni stabilite dagli enti competenti. È questa la proposta avanzata da Ciro Pisano, con l’obiettivo di riattivare almeno una parte dell’attività produttiva.
Le dichiarazioni
“La conferenza dei servizi riaperta oggi – ha spiegato l’assessora all’Ambiente della Regione Campania, Claudia Pecoraro – ha portato alla richiesta di una serie di integrazioni alla società rispetto al progetto nuovamente presentato per l’adeguamento alle Bat. L’azienda ha domandato ulteriori trenta giorni per presentare osservazioni e fornire le risposte richieste; successivamente gli uffici procederanno con le valutazioni e soltanto in seguito la conferenza dei servizi sarà nuovamente convocata. Le prescrizioni rimangono comunque molto severe e rilevanti: una parte significativa delle Bat deve ancora essere rispettata. Diversamente, l’Arpac e l’Asl non avrebbero avanzato richieste di integrazione così consistenti. In particolare, l’Asl ha già espresso un parere di non conformità per quanto riguarda la tutela della salute della popolazione e degli abitanti della valle, soprattutto in relazione alla presenza di sostanze inquinanti e all’impiego della formaldeide”.Di diverso tenore le parole di Ciro Pisano: “Con questi nuovi forni, che hanno un impatto estremamente ridotto, la conferenza ha comunque richiesto ulteriori prescrizioni e chiarimenti. Si tratta però di interventi che riteniamo facilmente realizzabili. Vorrei fare una considerazione, perché abbiamo riscontrato un elemento: veniamo accusati da tempo di provocare problemi al territorio, ma non abbiamo mai oltrepassato i limiti previsti per le emissioni e oggi siamo praticamente a zero. Anche in passato abbiamo rilevato che, quando la fonderia era ferma, le particelle di Pm erano superiori rispetto ai periodi in cui lo stabilimento era operativo. Evidentemente esiste qualche altra fonte di inquinamento, ma è molto più semplice attribuire la responsabilità alla fonderia”.

