Da problema ambientale a opportunità economica tracciata. È il cambio di passo messo in campo dal Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, che ha pubblicato un avviso pubblico per avviare una filiera controllata della carne di cinghiale proveniente dalle attività di controllo selettivo. L’obiettivo è duplice: gestire in modo strutturato l’emergenza legata alla proliferazione degli ungulati e valorizzare una risorsa oggi spesso destinata allo smaltimento o a circuiti non tracciati.
Una long list di operatori qualificati
Il Parco ha avviato la creazione di una long list permanente di operatori economici autorizzati all’acquisto e alla lavorazione delle carcasse. L’avviso è rivolto esclusivamente ai Centri di Lavorazione riconosciuti, già in possesso dei requisiti igienico-sanitari previsti dalla normativa vigente.
Queste aziende saranno chiamate a gestire l’intera fase logistica e produttiva, garantendo tracciabilità, sicurezza alimentare e qualità della carne.
I centri di raccolta sul territorio
I capi abbattuti durante i piani di controllo faunistico saranno conferiti nei Centri di Raccolta individuati dal Parco nei comuni di Cuccaro Vetere, Felitto, Morigerati e Roscigno. Da qui partirà il trasferimento verso gli impianti di lavorazione.
Il trasporto sarà interamente a carico degli operatori privati, che dovranno utilizzare mezzi idonei a mantenere la catena del freddo e la salubrità delle carni.
Rimborso ai selecontrollori
Il sistema non prevede cessioni gratuite. Gli operatori inseriti nella long list dovranno infatti riconoscere un rimborso economico alle associazioni dei selecontrollori che hanno effettuato gli abbattimenti.
Il compenso sarà calcolato in base al peso del capo, dopo le operazioni di eviscerazione e pesatura ufficiale, introducendo un meccanismo di valorizzazione trasparente del lavoro svolto sul territorio.
Avviso aperto e filiera flessibile
Le manifestazioni di interesse dovranno essere inviate via PEC entro le ore 12 del 9 marzo. La long list resterà attiva in modo permanente, consentendo l’ingresso di nuovi operatori, salvo eventuali sospensioni legate alla disponibilità dei capi.
Con questa iniziativa, il Parco del Cilento prova a normalizzare la gestione del cinghiale, trasformando una criticità per agricoltura e sicurezza stradale in un indotto gastronomico locale certificato, capace di coniugare tutela ambientale, economia e legalità.

