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Elezioni in Israele, Netanyahu primo partito ma senza maggioranza: 56 seggi contro i 48 di Eisenkot, affluenza record al 77,7%

Martina Francione
Elezioni in Israele, Netanyahu primo partito ma senza maggioranza: 56 seggi contro i 48 di Eisenkot, affluenza record al 77,7%
Le elezioni in Israele consegnano un risultato ancora incerto, con il Likud di Benjamin Netanyahu che si conferma il primo partito ma senza una maggioranza sufficiente per governare. Secondo le proiezioni basate sui risultati parziali dello scrutinio, con il 66,2% delle urne conteggiate, il blocco che sostiene il premier uscente raggiungerebbe 56 seggi, contro i 48 dell'opposizione guidata da Gadi Eisenkot. Altri 16 seggi andrebbero ai partiti arabi.

Nessuno dei due principali schieramenti raggiunge quindi autonomamente la soglia di 61 parlamentari necessaria per ottenere la maggioranza nella Knesset. Intanto l'affluenza tocca il 77,7%, il dato più alto dal 1999.

Il voto di martedì 27 ottobre 2026, il primo dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 e i successivi conflitti in Medio Oriente, apre una fase di forte incertezza politica. I risultati definitivi non sono ancora disponibili e la formazione del prossimo governo dipenderà dagli equilibri parlamentari che emergeranno al termine dello scrutinio.

Elezioni Israele 2026, i primi exit poll: Netanyahu avanti ma senza maggioranza

Gli ultimi dati parziali, diffusi nella mattinata di mercoledì 28 ottobre sulla base dello scrutinio del 66,2% delle urne, indicano un vantaggio dello schieramento che sostiene Benjamin Netanyahu.

Le proiezioni attribuiscono 56 seggi al blocco del premier uscente, 48 a quello guidato da Gadi Eisenkot e 16 ai partiti arabi. La Knesset, il Parlamento israeliano, è composta da 120 membri. Per disporre di una maggioranza parlamentare ne servono almeno 61.

Il Likud risulterebbe il primo partito del Paese, ma il risultato complessivo dello schieramento di Netanyahu non garantisce la possibilità di formare autonomamente un nuovo esecutivo. Anche l'opposizione guidata da Eisenkot, leader del partito centrista Yashar, non dispone da sola dei numeri necessari.

Il possibile sostegno delle formazioni arabe potrebbe modificare gli equilibri, ma un'intesa politica non è scontata, considerando le differenze tra i partiti e le posizioni espresse durante la campagna elettorale. Il quadro rimane dunque aperto e potrebbe cambiare con il completamento dello spoglio.

Netanyahu: «Il Likud è il primo partito, serve un governo forte di destra» 

Nonostante l'incertezza sui numeri parlamentari, Benjamin Netanyahu ha rivendicato il risultato ottenuto dal Likud. Parlando ai sostenitori riuniti nella sede del partito a Gerusalemme, il premier ha sottolineato che lo scrutinio non è ancora concluso.

«Siamo ancora in attesa dei risultati definitivi, ma il Likud è il primo partito in Israele», ha dichiarato tra gli applausi. Netanyahu ha criticato anche gli organi di informazione che, nelle settimane precedenti alle elezioni, avevano prospettato un risultato meno favorevole per il suo partito.

Il premier ha quindi invocato la formazione di un governo nazionale forte e di destra, ribadendo la propria opposizione a un esecutivo sostenuto dai partiti arabi. Nel suo intervento ha inoltre rivendicato le operazioni militari condotte da Israele negli ultimi anni, soffermandosi soprattutto sul confronto con l'Iran.

«L'Iran è più debole che mai, Israele è più forte che mai», ha affermato, sostenendo che, insieme al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Israele potrà eliminare definitivamente quella che considera la minaccia iraniana. Dichiarazioni che confermano la centralità della sicurezza nazionale nella posizione politica del premier uscente.

Eisenkot e il ruolo dei partiti arabi: la sfida per formare il governo 

Dall'altra parte dello schieramento politico, Gadi Eisenkot ha interpretato il voto come un segnale di sfiducia nei confronti del governo Netanyahu. Il leader di Yashar, ex capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, punta a costruire un'alternativa all'attuale maggioranza.

Le proiezioni attribuiscono al suo blocco 48 seggi, un risultato che non consente di raggiungere autonomamente la maggioranza parlamentare. Un ruolo importante potrebbe essere assunto dalle formazioni arabe, che complessivamente otterrebbero 16 seggi. 

La loro rappresentanza potrebbe incidere sulla possibilità di costruire accordi parlamentari alternativi, anche attraverso eventuali forme di sostegno esterno. Resta tuttavia da verificare se i partiti dell'opposizione riusciranno a trovare una posizione comune su una possibile collaborazione. La situazione potrebbe quindi tradursi in negoziati complessi e prolungati, senza che al momento sia possibile individuare una maggioranza già definita.

Affluenza record in Israele: ha votato il 77,7% degli elettori

Uno dei dati più significativi delle elezioni israeliane è quello relativo alla partecipazione.

Secondo la Commissione elettorale centrale, l'affluenza ha raggiunto il 77,7%, con 5.695.682 cittadini che si sono recati alle urne. Si tratta della percentuale più alta registrata dal 1999. Alle precedenti elezioni parlamentari, nel 2022, aveva votato il 70,6% degli aventi diritto.

L'aumento della partecipazione testimonia la forte mobilitazione dell'elettorato in una consultazione caratterizzata da questioni decisive per il futuro politico e istituzionale del Paese. Il rinnovo della Knesset arriva infatti dopo anni segnati dalla guerra, dalle tensioni interne e da un acceso confronto sulla gestione della sicurezza nazionale.

Risultati definitivi: decisivi circa 650mila voti ancora da scrutinare

Per conoscere la composizione definitiva del Parlamento israeliano sarà necessario attendere il completamento dello scrutinio. Particolare attenzione è rivolta a circa 650mila voti espressi attraverso il sistema delle doppie buste, utilizzato da alcune categorie di elettori che votano lontano dal proprio seggio ordinario.

Tra questi figurano militari delle Forze di difesa israeliane, diplomatici all'estero, personale marittimo e cittadini ricoverati negli ospedali. Si tratta di una quota significativa di voti, che potrebbe influire sulla distribuzione dei seggi e sul superamento della soglia di sbarramento da parte delle formazioni minori. 

La soglia elettorale israeliana è fissata al 3,25%. In base ai risultati parziali, resterebbero al di sotto di questo limite il partito dei Riservisti, con il 2,7%, Popolo d'Israele, con l'1,6%, e Charedi Public, con lo 0,2%. Anche piccole variazioni nelle percentuali potrebbero incidere sull'assegnazione dei seggi.

Israele senza una maggioranza chiara: cosa succede adesso

Il risultato del voto del 27 ottobre lascia aperta la questione della formazione del prossimo governo. Una volta completato lo scrutinio, il presidente israeliano Isaac Herzog avvierà le consultazioni con le forze politiche per individuare il candidato al quale affidare l'incarico di formare un esecutivo.

La scelta non dipenderà soltanto dal partito che avrà ottenuto più voti, ma soprattutto dalla possibilità concreta di raccogliere una maggioranza parlamentare. Se nessun candidato riuscisse a costruire una coalizione, potrebbero rendersi necessari ulteriori tentativi di accordo e, in ultima istanza, nuove elezioni. Uno scenario già sperimentato da Israele tra il 2019 e il 2022, quando il Paese affrontò cinque consultazioni parlamentari in poco più di tre anni.  

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Elezioni Israele 2026, Netanyahu avanti con 56 seggi contro i 48 di Eisenkot. Affluenza record al 77,7%, ma manca una maggioranza per governare.

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