L'Ecce Homo al Convento di Sant'Antonio nel cuore di Capaccio Paestum: la famiglia Fasano mantiere viva una tradizione che affonda le radici nel '40.
La scena rappresentata è ambientata nel Pretorio di Gerusalemme. Qui, Gesù, appena flagellato e prossimo alla presentazione alla folla, è raffigurato seduto su una pietra. La sua immagine è straordinariamente umana: un Cristo che, nella sua sofferenza semplice e riconoscibile, conserva una dignità immutata. Questa tensione tra divinità e umanità, tra la solitudine del corpo martoriato e la regalità spirituale, ha ispirato la famiglia Fasano nella scelta dell’opera da riprodurre.
Utilizzando segatura colorata con pigmenti naturali, i Fasano compongono l’immagine sul pavimento del convento dei Frati Minori del Cuore Immacolato di Maria. Ogni granello viene steso a mano con precisione e dedizione, fino a creare un mosaico che sfida la fragilità della materia per trasformarsi in simbolo sacro. Il processo è lungo e paziente, fatto di silenzio e contemplazione, in un lavoro che diventa non solo manualità ma anche devozione. Proprio questo silenzio pare dialogare con l'immagine raffigurata: un Cristo solo e abbandonato, realizzato con cura, granello dopo granello, come un atto di fede.
La storia di questa tradizione ebbe origine negli anni Quaranta con il capostipite della famiglia, Attilio Fasano, che iniziò ad adornare l’altare del convento con cenere. Quel gesto semplice e simbolico si è evoluto nel tempo senza mai tradire la sua essenza spirituale. Oggi l’eredità di questa arte viene portata avanti dall’intera famiglia Fasano, con il coinvolgimento anche delle nuove generazioni, come Enrico Fasano, che hanno saputo cogliere il valore culturale e storico della tradizione.
Più di un semplice ornamento, il tappeto di segatura è un invito alla riflessione e alla contemplazione. La comunità locale ne riconosce profondamente il significato spirituale e ogni anno si avvicina a questa opera con rispetto e devozione. Non si tratta solo di ammirare la bellezza dell’immagine; si tratta di percepire la fragilità intrinseca dell’opera e di comprenderne il messaggio. Come il seme che si sacrifica per germogliare e generare vita nuova, il tappeto nasce per essere donato, ammirato e infine lasciato dissolversi.
Per tutto il periodo pasquale, il tappeto sacro restarà esposto al pubblico nel convento, custodendo e offrendo quel silenzioso dialogo tra arte e fede che da decenni scandisce uno dei momenti più solenni per la comunità di Capaccio Paestum.
Capaccio Paestum, l’Ecce Homo al Convento di Sant'Antonio
Al convento di Sant'Antonio, nel cuore di Capaccio capoluogo, la famiglia Fasano mantiene viva una tradizione che affonda le proprie radici negli anni Quaranta. Ogni anno, questa famiglia crea un tappeto sacro ispirato a grandi opere d’arte religiosa, trasformando la polvere in devozione. L’edizione di quest’anno è dedicata all’Ecce Homo del pittore fiammingo Philippe de Champaigne, celebre capolavoro della pittura barocca francese.La scena rappresentata è ambientata nel Pretorio di Gerusalemme. Qui, Gesù, appena flagellato e prossimo alla presentazione alla folla, è raffigurato seduto su una pietra. La sua immagine è straordinariamente umana: un Cristo che, nella sua sofferenza semplice e riconoscibile, conserva una dignità immutata. Questa tensione tra divinità e umanità, tra la solitudine del corpo martoriato e la regalità spirituale, ha ispirato la famiglia Fasano nella scelta dell’opera da riprodurre.
Utilizzando segatura colorata con pigmenti naturali, i Fasano compongono l’immagine sul pavimento del convento dei Frati Minori del Cuore Immacolato di Maria. Ogni granello viene steso a mano con precisione e dedizione, fino a creare un mosaico che sfida la fragilità della materia per trasformarsi in simbolo sacro. Il processo è lungo e paziente, fatto di silenzio e contemplazione, in un lavoro che diventa non solo manualità ma anche devozione. Proprio questo silenzio pare dialogare con l'immagine raffigurata: un Cristo solo e abbandonato, realizzato con cura, granello dopo granello, come un atto di fede.
La storia di questa tradizione ebbe origine negli anni Quaranta con il capostipite della famiglia, Attilio Fasano, che iniziò ad adornare l’altare del convento con cenere. Quel gesto semplice e simbolico si è evoluto nel tempo senza mai tradire la sua essenza spirituale. Oggi l’eredità di questa arte viene portata avanti dall’intera famiglia Fasano, con il coinvolgimento anche delle nuove generazioni, come Enrico Fasano, che hanno saputo cogliere il valore culturale e storico della tradizione.
Più di un semplice ornamento, il tappeto di segatura è un invito alla riflessione e alla contemplazione. La comunità locale ne riconosce profondamente il significato spirituale e ogni anno si avvicina a questa opera con rispetto e devozione. Non si tratta solo di ammirare la bellezza dell’immagine; si tratta di percepire la fragilità intrinseca dell’opera e di comprenderne il messaggio. Come il seme che si sacrifica per germogliare e generare vita nuova, il tappeto nasce per essere donato, ammirato e infine lasciato dissolversi.
Per tutto il periodo pasquale, il tappeto sacro restarà esposto al pubblico nel convento, custodendo e offrendo quel silenzioso dialogo tra arte e fede che da decenni scandisce uno dei momenti più solenni per la comunità di Capaccio Paestum.

