«Come sto? Mettetevi nei miei panni...». Con queste poche parole, cariche di tensione e amarezza, il cardiochirurgo Guido Oppido ha rotto il silenzio davanti alle aule del Tribunale, dove è in discussione la richiesta di interdizione professionale avanzata dalla Procura. Il medico, finito al centro dell’inchiesta sulla tragica morte del piccolo Domenico Caliendo, si è presentato accompagnato dai suoi legali, Vittorio Manes e Alfredo Sorge, pronto a fornire la propria ricostruzione su quanto accaduto nella sala operatoria lo scorso 23 dicembre.
Questi dati tecnici servirebbero a smentire categoricamente l'ipotesi di un intervento anticipato, tesi invece sostenuta con forza dalla Procura. Gli inquirenti ipotizzano infatti non solo una forzatura nei tempi dell'operazione, ma anche l'inserimento in cartella clinica di dati non corrispondenti al vero per coprire presunte irregolarità. Si profila dunque uno scontro frontale tra perizie tecniche, in un caso che continua a scuotere l'opinione pubblica e l'ambiente medico-scientifico nazionale.
Caso Caliendo: il chirurgo Oppido si difende in aula
Il cuore della contesa giudiziaria ruota attorno a una manciata di minuti decisivi per stabilire la regolarità delle procedure di espianto e trapianto. La difesa del chirurgo ha schierato una squadra di consulenti tecnici di alto profilo, provenienti da Roma e Bologna, per smontare l'ipotesi accusatoria. Il punto di forza dei legali di Oppido risiede in due prove digitali che puntano a cristallizzare la cronologia dell'intervento:- Le ore 14:26: orario di uno scatto fotografico che ritrae il cuore nativo del piccolo Domenico ancora sul lettino operatorio.
- Le ore 14:34: orario di un filmato che mostrerebbe l'organo ancora pulsante.
Questi dati tecnici servirebbero a smentire categoricamente l'ipotesi di un intervento anticipato, tesi invece sostenuta con forza dalla Procura. Gli inquirenti ipotizzano infatti non solo una forzatura nei tempi dell'operazione, ma anche l'inserimento in cartella clinica di dati non corrispondenti al vero per coprire presunte irregolarità. Si profila dunque uno scontro frontale tra perizie tecniche, in un caso che continua a scuotere l'opinione pubblica e l'ambiente medico-scientifico nazionale.

