Si è svolto questo pomeriggio a Capaccio Paestum un presidio-flashmob pacifista contro la promozione di pacchetti vacanza rivolti a militari israeliani, attivi e riservisti. Un’iniziativa netta, che denuncia la crescente normalizzazione della guerra anche nei contesti civili e turistici, dove il profitto rischia di prevalere su ogni responsabilità etica.
E quella parola è diventata di tutte e tutti. Prima sottovoce, poi sempre più forte. Un’onda, un rifiuto, una presa di posizione, una dichiarazione collettiva contro la guerra, contro la militarizzazione, contro ogni forma di complicità. Perché la pace non è uno slogan, si pratica contro l’ingiustizia.
Non è accettabile che il turismo diventi strumento di legittimazione per chi è coinvolto in operazioni militari. Non è accettabile trasformare luoghi di accoglienza in spazi di normalizzazione della violenza. Questo presidio è stato un atto di responsabilità e di opposizione. È un rifiuto chiaro della guerra e delle sue derive, anche quando si presentano sotto forme apparentemente innocue.
Le associazioni promotrici (Legambiente, Cilento Palestina, Donne in Nero, Archeo Cilento) sottolineano il carattere pacifico, inclusivo e nonviolento dell’iniziativa, ribadendo la necessità urgente di una presa di posizione pubblica, politica e sociale: per la pace, per i diritti umani, per fermare ogni forma di complicità con la guerra.
Capaccio Paestum, flashmob pacifista contro la promozione di pacchetti vacanza rivolti a militari israeliani
L’azione si è sviluppata in forma di flashmob silenzioso: i partecipanti, inizialmente confusi tra i passanti, hanno camminato lungo il marciapiede come persone qualsiasi. Al segnale sonoro di una tromba di conchiglia, si sono fermati in fila con bocche aperte in un urlo muto. Un’immagine semplice e brutale: il silenzio imposto, l’indifferenza costruita, la rimozione collettiva di ciò che accade. Poi una voce sola ha gridato: “PACE”.E quella parola è diventata di tutte e tutti. Prima sottovoce, poi sempre più forte. Un’onda, un rifiuto, una presa di posizione, una dichiarazione collettiva contro la guerra, contro la militarizzazione, contro ogni forma di complicità. Perché la pace non è uno slogan, si pratica contro l’ingiustizia.
Non è accettabile che il turismo diventi strumento di legittimazione per chi è coinvolto in operazioni militari. Non è accettabile trasformare luoghi di accoglienza in spazi di normalizzazione della violenza. Questo presidio è stato un atto di responsabilità e di opposizione. È un rifiuto chiaro della guerra e delle sue derive, anche quando si presentano sotto forme apparentemente innocue.
Le associazioni promotrici (Legambiente, Cilento Palestina, Donne in Nero, Archeo Cilento) sottolineano il carattere pacifico, inclusivo e nonviolento dell’iniziativa, ribadendo la necessità urgente di una presa di posizione pubblica, politica e sociale: per la pace, per i diritti umani, per fermare ogni forma di complicità con la guerra.

