Il coronavirus è destinato a morire, o comunque a "perdere" la battaglia. È il pensiero di Venerino Poletti, direttore del Dipartimento Toracico dell’Ausl della Romagna.
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Coronavirus destinato a morire, parla l'esperto
"È un virus destinato a perdere, ma il prezzo di questa vittoria non sarà piccolo. Mai avrei pensato di vivere questa situazione. Quando iniziai, negli anni Ottanta, la tubercolosi era ancora molto diffusa e pericolosa, ma la trasmissione della malattia non era facile e quindi i malati non erano così numerosi da inceppare il funzionamento del Sistema Sanitario Nazionale come invece è avvenuto ora".La battaglia
"Il Coronavirus ci ha sconvolti tutti, ci ha fatto cambiare radicalmente l’organizzazione all’interno dell’ospedale, ci ha insegnato che la robustezza di un sistema non è fatta soltanto di efficienza, ma anche di ridondanza e che la globalizzazione può avere spiacevoli effetti collaterali. Siamo arrivati a un punto in cui avevamo oltre 50 letti in reparto occupati da malati Covid-19 e i dispositivi di protezione scarseggiavano, come pure i respiratori. Ma ora la situazione sta lentamente migliorando, abbiamo meno ricoveri, e comunque meno gravi".I tempi
"È impossibile dare una tempistica di quando tutto questo finirà. Il discrimine sarà l’individuazione di una cura efficace o del vaccino, oppure – ma questo ci costerebbe molto in termini di vite umane – l’immunizzazione di almeno il 70% della popolazione. Tutti stiamo soffrendo l’isolamento: non potersi muovere, non poter vedere le persone che si amano. La rinuncia alla libertà è difficile ed è un problema per tutti. Ma è molto importante che a un allentamento delle restrizioni non corrisponda un abbassamento delle precauzioni".Tutte le notizie sul coronavirus Il sito del Ministero della Salute

