Xenobot, nasce il primo robot vivente fatto con cellule di rana. Il progetto prende vive dopo aver sviluppato un particolare algoritmo.
Costruito Xenobot: il primo robot che vive
È la prima volta che vengono progettate delle macchine completamente biologiche. "Possiamo definirle robot viventi oppure organismi multicellulari artificiali, perché svolgono funzioni diverse da quelle naturali", ha osservato Antonio De Simone, dell'istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa.
La costruzione
Il primo passo è stato utilizzare un algoritmo che ha permesso di progettare al computer migliaia di possibili robot viventi, i più promettenti dei quali sono stati selezionati.
Il secondo passo è stato prelevare le cellule staminali dagli embrioni di rana e lasciarle in incubazione perché si moltiplicassero, specializzandosi e dando così origine a tessuti di tipo diverso, come quelli di pelle e muscolo cardiaco.
I tessuti così ottenuti sono stati quindi manipolati utilizzando minuscole pinze ed elettrodoti in modo da ottenere strutture completamente nuove rispetto a quelle programmate dalla natura e che, assemblate fra loro, hanno dimostrato di funzionare, di svolgere compiti determinati e di essere capaci di autoripararsi.
Il progetto al computer del robot vivente (a sinistra) e il robot vivente costruito utilizzando le cellule embrionali di raba fatte differenziare in pelle (verde) e muscolo cardiaco (rosso) (fonte: Sam Kriegman, UVM).
Forme e funzioni che non esistono in natura
In questo modo, ha rilevato ancora De Simone, "i ricercatori hanno riprogrammato delle cellule viventi, 'grattate' via da embrioni di rana, assemblandole in una forma di vita completamente nuova". Sostanzialmente, ha aggiunto, si tratta di "aggregati di cellule che interagiscono tra loro, comportandosi collettivamente in un modo complesso e diverso da quello che avrebbero naturalmente. Si tratta di comportamenti elementari, come muoversi insieme in una direzione o in cerchio".
Il robot vivente così ottenuto ha lo stesso Dna della rana, ma non è affatto una rana: è una forma vivente riconfigurata per fare qualcosa di nuovo. La vera novità di questo lavoro, secondo De Simone, "è stata soprattutto utilizzare un algoritmo per generare il comportamento e l'evoluzione delle cellule".