Si è conclusa con l’omologazione di un piano di rientro la vicenda giudiziaria che ha visto protagonista un impiegato residente a Cava de’ Tirreni, finito in una spirale debitoria a causa di una grave dipendenza dal gioco d’azzardo online come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Decisivo l’intervento del Tribunale di Nocera Inferiore, che ha riconosciuto l’origine patologica dell’indebitamento, consentendo la sospensione delle procedure esecutive e il salvataggio dell’abitazione familiare.
La vicenda affonda le radici nel 2014, quando l’uomo aveva acceso un mutuo trentennale per l’acquisto della casa. A partire dal 2020, però, la situazione economica è precipitata: l’accesso compulsivo alle piattaforme di scommesse online ha comportato esborsi sempre più rilevanti, finanziati attraverso ulteriori prestiti e cessioni del quinto dello stipendio. Nel giro di pochi anni l’esposizione complessiva ha raggiunto circa 170mila euro, tra mutuo residuo e finanziamenti chirografari.
L’accumulo delle rate ha reso impossibile il rispetto delle scadenze, determinando azioni esecutive sia sullo stipendio sia sull’immobile, con l’avvio della procedura di vendita all’asta da parte dell’istituto di credito. A quel punto, su impulso dei familiari, l’uomo ha presentato ricorso facendo leva sulla normativa in materia di sovraindebitamento, che consente al debitore non fallibile di accedere a strumenti di composizione della crisi.
Il nodo giuridico ha riguardato la valutazione della condotta: il giudice ha ritenuto che l’indebitamento non fosse frutto di dolo o colpa grave, ma conseguenza diretta di una patologia sopravvenuta che aveva inciso in modo determinante sulla capacità di autodeterminazione e sulla gestione delle risorse economiche. Accertata la buona fede e la sostenibilità del piano, il Tribunale ha disposto l’omologazione.
Il provvedimento prevede la prosecuzione del mutuo residuo per ulteriori vent’anni e il rimborso dei prestiti in dieci anni, attraverso una rata mensile compatibile con le entrate familiari. Contestualmente sono state sospese tutte le procedure esecutive, compresa l’asta dell’immobile. I creditori verranno soddisfatti secondo il piano approvato, mentre il nucleo familiare – composto dalla moglie e da tre figli minori – potrà mantenere la propria abitazione e affrontare un percorso di rientro sostenibile, affiancato dal supporto sanitario per la cura della dipendenza.
Decisivo l’intervento del Tribunale di Nocera Inferiore, che ha riconosciuto l’origine patologica dell’indebitamento, consentendo la sospensione delle procedure esecutive e il salvataggio dell’abitazione familiare.
Travolto dai debiti per la ludopatia, salvato dal piano anti-sovraindebitamento
Il provvedimento è stato firmato dal giudice Pasquale Velleca, che ha accolto la proposta di ristrutturazione avanzata dallo studio Pennisi & Partners, con l’assistenza dell’avvocato Alessandro Fimiani e del gestore della crisi Valeria Ferrara. Centrale, nell’istruttoria, anche il contributo del Servizio per le Dipendenze dell’Asl Salerno, che ha certificato la diagnosi di disturbo da gioco d’azzardo e l’avvio di un percorso terapeutico da parte del debitore.La vicenda affonda le radici nel 2014, quando l’uomo aveva acceso un mutuo trentennale per l’acquisto della casa. A partire dal 2020, però, la situazione economica è precipitata: l’accesso compulsivo alle piattaforme di scommesse online ha comportato esborsi sempre più rilevanti, finanziati attraverso ulteriori prestiti e cessioni del quinto dello stipendio. Nel giro di pochi anni l’esposizione complessiva ha raggiunto circa 170mila euro, tra mutuo residuo e finanziamenti chirografari.
L’accumulo delle rate ha reso impossibile il rispetto delle scadenze, determinando azioni esecutive sia sullo stipendio sia sull’immobile, con l’avvio della procedura di vendita all’asta da parte dell’istituto di credito. A quel punto, su impulso dei familiari, l’uomo ha presentato ricorso facendo leva sulla normativa in materia di sovraindebitamento, che consente al debitore non fallibile di accedere a strumenti di composizione della crisi.
Il nodo giuridico ha riguardato la valutazione della condotta: il giudice ha ritenuto che l’indebitamento non fosse frutto di dolo o colpa grave, ma conseguenza diretta di una patologia sopravvenuta che aveva inciso in modo determinante sulla capacità di autodeterminazione e sulla gestione delle risorse economiche. Accertata la buona fede e la sostenibilità del piano, il Tribunale ha disposto l’omologazione.
Il provvedimento prevede la prosecuzione del mutuo residuo per ulteriori vent’anni e il rimborso dei prestiti in dieci anni, attraverso una rata mensile compatibile con le entrate familiari. Contestualmente sono state sospese tutte le procedure esecutive, compresa l’asta dell’immobile. I creditori verranno soddisfatti secondo il piano approvato, mentre il nucleo familiare – composto dalla moglie e da tre figli minori – potrà mantenere la propria abitazione e affrontare un percorso di rientro sostenibile, affiancato dal supporto sanitario per la cura della dipendenza.

