Sabato 7 marzo 2026, le ex Cantine del Sovrano Militare Ordine di Malta di Valva ospiteranno il 1° Festival dei Campanacci d’Italia, manifestazione dedicata alla valorizzazione di una delle tradizioni più antiche della cultura rurale italiana. L’iniziativa punta a celebrare le campane da pascolo, strumenti che per secoli hanno accompagnato la vita dei pastori lungo l’Appennino e che rappresentano un patrimonio culturale, sonoro e identitario delle comunità agro-pastorali.
L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Valva e organizzata dall’associazione Gruppo Amico, si inserisce nelle politiche di promozione territoriale portate avanti dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe Vuocolo, con l’obiettivo di valorizzare le tradizioni locali e l’identità culturale del territorio.
Il programma della giornata prevede l’accoglienza degli espositori a partire dalle ore 8.00, l’apertura della mostra alle 9.30 e, alle 11.00, la presentazione del volume Campanacci d’Italia a cura del professor Giovanni Mocchi, uno dei principali studiosi italiani delle tradizioni legate ai campanacci. Gli stand di ristorazione apriranno alle 12.30, mentre la manifestazione si concluderà alle ore 18.30.
Secondo gli esperti, i campanacci rappresentano molto più di semplici strumenti di lavoro. “Il campanaccio è l’oggetto che meglio testimonia la passione, l’orgoglio e l’abilità dei pastori”, spiega Mocchi. La ’ncampanata, il concerto esclusivo selezionato dal pastore per i propri animali, costituisce una vera carta d’identità sonora e un motivo di valutazione all’interno delle comunità agro-pastorali. Nati nell’Età del Bronzo con funzione cerimoniale, i campanacci sono diventati strumenti insostituibili per il pascolo, mantenendo intatto il loro valore rituale attraverso i secoli.
La costruzione dei campanacci resta un’arte che combina acqua, aria, terra e fuoco per ottenere sonorità specifiche, legate alle tradizioni locali, trasmesse di generazione in generazione. Secondo la tradizione, il loro tintinnio accompagna il pastore anche nel suo ultimo viaggio, consolidando il legame tra strumento, territorio e memoria collettiva.
A Valva arriva il Festival dei Campanacci
Il programma del festival propone un percorso immersivo tra storia, artigianato e musica popolare. I visitatori potranno esplorare la mostra dedicata ai campanacci, assistere a esibizioni di scampanatori, ascoltare brani della tradizione pastorale e seguire dimostrazioni di forgiatura dal vivo. Particolare attenzione sarà riservata alla realizzazione dei collari in legno, indispensabili per l’utilizzo delle campane negli allevamenti, e agli stand gastronomici con prodotti tipici del territorio.L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Valva e organizzata dall’associazione Gruppo Amico, si inserisce nelle politiche di promozione territoriale portate avanti dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe Vuocolo, con l’obiettivo di valorizzare le tradizioni locali e l’identità culturale del territorio.
Il programma della giornata prevede l’accoglienza degli espositori a partire dalle ore 8.00, l’apertura della mostra alle 9.30 e, alle 11.00, la presentazione del volume Campanacci d’Italia a cura del professor Giovanni Mocchi, uno dei principali studiosi italiani delle tradizioni legate ai campanacci. Gli stand di ristorazione apriranno alle 12.30, mentre la manifestazione si concluderà alle ore 18.30.
Secondo gli esperti, i campanacci rappresentano molto più di semplici strumenti di lavoro. “Il campanaccio è l’oggetto che meglio testimonia la passione, l’orgoglio e l’abilità dei pastori”, spiega Mocchi. La ’ncampanata, il concerto esclusivo selezionato dal pastore per i propri animali, costituisce una vera carta d’identità sonora e un motivo di valutazione all’interno delle comunità agro-pastorali. Nati nell’Età del Bronzo con funzione cerimoniale, i campanacci sono diventati strumenti insostituibili per il pascolo, mantenendo intatto il loro valore rituale attraverso i secoli.
La costruzione dei campanacci resta un’arte che combina acqua, aria, terra e fuoco per ottenere sonorità specifiche, legate alle tradizioni locali, trasmesse di generazione in generazione. Secondo la tradizione, il loro tintinnio accompagna il pastore anche nel suo ultimo viaggio, consolidando il legame tra strumento, territorio e memoria collettiva.

