Il Tribunale di Napoli – sezione misure di prevenzione, presieduto da Teresa Areniello, ha emesso un provvedimento di confisca da 204.914.706 euro nei confronti dei fratelli Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini, imprenditori attivi nel settore del recupero, smaltimento e riciclaggio dei rifiuti urbani e industriali.
La confisca segna la conclusione di un lungo iter giudiziario iniziato nel 2017 e caratterizzato da una sentenza della Cassazione del 2024 che, per vizi formali, aveva ordinato la restituzione dei beni ai Pellini. La Dda, tuttavia, ha rilevato che permangono gli elementi di pericolosità qualificata e la sproporzione tra il patrimonio accumulato e i redditi dichiarati, giustificando così una nuova ricognizione patrimoniale, estesa anche ai nuclei familiari dei destinatari.
Nel maggio 2024 la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale aveva nuovamente sequestrato i beni. Con decreto depositato il 19 febbraio 2026, all’esito dell’istruttoria camerale, il Tribunale ha confermato la confisca, ribadendo la perdurante pericolosità qualificata dei fratelli Pellini e l’inidoneità delle giustificazioni difensive a dimostrare in maniera plausibile e documentale la provenienza lecita delle risorse accumulate.
Si tratta di uno dei provvedimenti di confisca più rilevanti nella storia recente della giustizia italiana, destinato a incidere significativamente sul tessuto economico e imprenditoriale collegato al settore dei rifiuti nella Campania e oltre.
Confisca record da 205 milioni di euro: colpiti i fratelli Pellini
L’operazione del Gico del Nucleo PEF della Guardia di Finanza di Napoli ha portato al sequestro di un patrimonio ingente: 8 aziende localizzate tra Napoli, Frosinone e Roma, 224 immobili distribuiti tra Napoli, Salerno, Caserta, Cosenza, Latina e Frosinone, 75 terreni, 70 rapporti finanziari, 72 autoveicoli, 3 barche e 2 elicotteri. Le indagini condotte dalla Dda napoletana hanno confermato che una parte consistente di queste ricchezze deriva da attività illecite legate al traffico di rifiuti nella cosiddetta “Terra dei Fuochi”.La confisca segna la conclusione di un lungo iter giudiziario iniziato nel 2017 e caratterizzato da una sentenza della Cassazione del 2024 che, per vizi formali, aveva ordinato la restituzione dei beni ai Pellini. La Dda, tuttavia, ha rilevato che permangono gli elementi di pericolosità qualificata e la sproporzione tra il patrimonio accumulato e i redditi dichiarati, giustificando così una nuova ricognizione patrimoniale, estesa anche ai nuclei familiari dei destinatari.
Nel maggio 2024 la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale aveva nuovamente sequestrato i beni. Con decreto depositato il 19 febbraio 2026, all’esito dell’istruttoria camerale, il Tribunale ha confermato la confisca, ribadendo la perdurante pericolosità qualificata dei fratelli Pellini e l’inidoneità delle giustificazioni difensive a dimostrare in maniera plausibile e documentale la provenienza lecita delle risorse accumulate.
Si tratta di uno dei provvedimenti di confisca più rilevanti nella storia recente della giustizia italiana, destinato a incidere significativamente sul tessuto economico e imprenditoriale collegato al settore dei rifiuti nella Campania e oltre.

