Il Tribunale di Salerno ha inferto un colpo durissimo alle organizzazioni criminali dedite allo spaccio, emettendo sentenze che superano complessivamente il secolo di reclusione.
Il verdetto del Gup, giunto al termine dei riti abbreviati, conferma la solidità dell'impianto accusatorio costruito dalla Direzione Distrettuale Antimafia, riconoscendo l'esistenza di un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti che estendeva i suoi tentacoli da Pagani verso l'intera provincia come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
L'inchiesta, nata nel 2023 dal lavoro della Guardia di Finanza, ha svelato un'organizzazione che operava con metodologie tipiche dei clan camorristici, mantenendo il controllo sui pagamenti e sui canali di approvvigionamento anche attraverso contatti con la malavita napoletana. Le intercettazioni e i sequestri record di droga effettuati a Nocera Superiore hanno permesso di identificare i dieci principali componenti del sodalizio, per i quali le pene oscillano tra i 7 e i 10 anni, mentre per i restanti imputati le condanne riguardano singoli episodi di detenzione e spaccio.
Nonostante alcuni arresti eccellenti, il gruppo aveva tentato di riorganizzarsi cercando nuovi siti di stoccaggio e gestendo ordini perfino dall'interno della casa circondariale di Fuorni. La sentenza di ieri mette un punto fermo su un giro d'affari imponente che integrava reati gravi come l'estorsione e il possesso di armi, confermando la pericolosità di un sistema che mirava a monopolizzare il mercato illegale nel Salernitano.
Il verdetto del Gup, giunto al termine dei riti abbreviati, conferma la solidità dell'impianto accusatorio costruito dalla Direzione Distrettuale Antimafia, riconoscendo l'esistenza di un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti che estendeva i suoi tentacoli da Pagani verso l'intera provincia come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Pugno di ferro contro il narcotraffico nell'Agro
Al centro della scena criminale emerge la figura di Daniele Confessore, legato al clan Fezza-De Vivo, la cui latitanza non aveva impedito di coordinare i flussi di rifornimento da un nascondiglio a Cava de' Tirreni. Per lui la condanna è stata di 14 anni e 2 mesi. Il ruolo di vertice è stato attribuito anche a Leonardo Iapicco, che ha incassato la pena più pesante con ben 17 anni e 6 mesi di carcere per aver gestito le piazze di spaccio e la logistica del gruppo, avvalendosi di una fitta rete di collaboratori per il trasporto e lo stoccaggio di cocaina, hashish e marijuana.Le condanne principali inflitte dal giudice riguardano i seguenti imputati:
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Leonardo Iapicco: 17 anni e 6 mesi
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Daniele Confessore: 14 anni e 2 mesi
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Carmine Carusone: 9 anni e 10 mesi
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Manuel Bove: 7 anni e 10 mesi
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Alfonso De Prisco: 7 anni e 8 mesi
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Laura Senatore: 7 anni e 4 mesi
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Carmine Canale: 7 anni e 3 mesi
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Gianmarco Carusone: 7 anni
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Simone Lucillo: 7 anni
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Michele Tramontano: 7 anni
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Mario Prete: 3 anni
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Giuseppe D'Auria: 1 anno e 4 mesi
L'inchiesta, nata nel 2023 dal lavoro della Guardia di Finanza, ha svelato un'organizzazione che operava con metodologie tipiche dei clan camorristici, mantenendo il controllo sui pagamenti e sui canali di approvvigionamento anche attraverso contatti con la malavita napoletana. Le intercettazioni e i sequestri record di droga effettuati a Nocera Superiore hanno permesso di identificare i dieci principali componenti del sodalizio, per i quali le pene oscillano tra i 7 e i 10 anni, mentre per i restanti imputati le condanne riguardano singoli episodi di detenzione e spaccio.
Nonostante alcuni arresti eccellenti, il gruppo aveva tentato di riorganizzarsi cercando nuovi siti di stoccaggio e gestendo ordini perfino dall'interno della casa circondariale di Fuorni. La sentenza di ieri mette un punto fermo su un giro d'affari imponente che integrava reati gravi come l'estorsione e il possesso di armi, confermando la pericolosità di un sistema che mirava a monopolizzare il mercato illegale nel Salernitano.

