Come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino, la Procura di Salerno ha invocato il pugno di ferro contro Vincenzo Santimone, l'uomo che nel marzo di due anni fa massacrò il padre 76enne nel loro appartamento del rione della Pace.
Durante la requisitoria in Corte d'Assise, il pubblico ministero Marinella Guglielmotti ha formulato una richiesta di condanna a 25 anni di reclusione, sottolineando un dettaglio agghiacciante: l'imputato non ha mai mostrato il minimo segno di pentimento, rivendicando la propria ferocia anche durante le dichiarazioni spontanee rese davanti ai giudici.
Nonostante la seminfermità mentale riconosciuta dalle perizie, l'accusa ha chiesto di non concedere alcuna attenuante generica proprio a causa dell'ostentata mancanza di rimorso. Per il pm, la crudeltà dell'esecuzione e la futilità del movente sovrastano ogni altra considerazione. Mentre la difesa prepara l'arringa finale prevista per giugno, la comunità di Eboli attende una sentenza che metta un punto definitivo su una delle pagine più cupe della cronaca locale, segnata dal sangue di un padre che aveva dedicato la vita alla cura della propria famiglia.
Durante la requisitoria in Corte d'Assise, il pubblico ministero Marinella Guglielmotti ha formulato una richiesta di condanna a 25 anni di reclusione, sottolineando un dettaglio agghiacciante: l'imputato non ha mai mostrato il minimo segno di pentimento, rivendicando la propria ferocia anche durante le dichiarazioni spontanee rese davanti ai giudici.
Uccise il padre per il rumore del frullatore, rischia 25 anni
La tragedia, consumatasi in via Bartolo Longo, ha origine da un motivo di una banalità sconcertante. Fu il rumore del frullatore, azionato dall'anziano Riccardo Santimone per preparare la cena, a scatenare il raptus del figlio. Vincenzo, già segnato da una profonda instabilità psichica e dal recente licenziamento, aggredì il genitore con un coltello da cucina, inseguendolo fin dentro il bagno dove l'uomo aveva cercato inutilmente rifugio. Una caccia all'uomo terminata con un fendente letale all'aorta, il tutto a pochi metri dalla stanza dove giaceva la madre, gravemente malata e impossibilitata a intervenire.Nonostante la seminfermità mentale riconosciuta dalle perizie, l'accusa ha chiesto di non concedere alcuna attenuante generica proprio a causa dell'ostentata mancanza di rimorso. Per il pm, la crudeltà dell'esecuzione e la futilità del movente sovrastano ogni altra considerazione. Mentre la difesa prepara l'arringa finale prevista per giugno, la comunità di Eboli attende una sentenza che metta un punto definitivo su una delle pagine più cupe della cronaca locale, segnata dal sangue di un padre che aveva dedicato la vita alla cura della propria famiglia.

