La
maxi inchiesta sul Clan Fezza-De Vivo di Pagani arriva in Tribunale: in sessanta indagati vanno a processo. Gli indagati dovranno rispondere a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di droga, tentato omicidio, estorsione, riciclaggio, possesso illegale di armi, furto, ricettazione e riciclaggio di auto. Lo riporta l'odierna edizione del Mattino.
Pagani, 60 persone affiliate al clan Fezza-De Vivo a processo
Prende il via il processo per 60 persone indagata a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di droga, tentato omicidio, estorsione, riciclaggio, possesso illegale di armi, furto, ricettazione e riciclaggio di auto. Per loro il Gip ha chiesto il rinvio a giudizio.
La ricostruzione
La Squadra Mobile di Salerno e i Carabinieri di Nocera Inferiore, lo scorso settembre, hanno eseguito ben 88 misure cautelari. Per almeno 18 posizioni vi è lo stralcio. Sono 90 i capi di accusa al vaglio dei giudici del Tribunale nocerino, salvo eventuali riti alternativi. Il maxi processo è l'epilogo di una serie di indagini che hanno seguito quelle concluse a dicembre del 2022, poi proseguite con la ricerca dell'ultimo latitante sfuggito alla cattura, Vincenzo Confessori, le quali hanno condotto a due sentenze di condanna con le quali fu riconosciuta l'esistenza del clan. Tri gli inputati i capi promotori Andrea De Vivo, Francesco Fezza, i fratelli Daniele e Vincenzo Confessore, le donne Anna Mannoni e Rita Fezza e i giovani Gioacchino e Michele Petrosino D'Auria, oltre che dal padre Antonio Petrosino D'Auria. Infine tutta una serie di potenziali sodali, fiancheggiatori e componenti di gruppi paralleli che rispondevano ai vertici del clan. Tante le accuse a partire dalle estorsioni e il recupero, tramite pestaggi o in un caso un tentato omicidio, di denaro ai danni di presunti creditori fino all'imposizione di varie basi di spaccio nella città o nei comuni limitrofi. A questa si aggiungono le tangenti mensili da destinare alle famiglie dei detenuti. L'indagine ha fatto emergere anche il reimpiego e il riciclaggio di ingenti somme di denaro derivanti appunto da attività illecite.