Prendere il sole in uno stabilimento balneare attrezzato sta diventando un lusso per pochi. La stagione balneare in corso fa registrare un ulteriore balzo in avanti dei listini, con un aggravio medio del sei per cento sui preventivi dell'estate precedente che porta la crescita cumulativa dei prezzi al ventiquattro per cento nell'arco dell'ultimo lustro.
La radiografia del caro-mare emerge dal report redatto dall'associazione a tutela dei consumatori Altroconsumo, i cui ispettori hanno setacciato in incognito le condizioni economiche praticate da oltre duecento strutture posizionate lungo le coste della penisola per la settimana centrale di agosto.
La forbice della spesa settimanale evidenzia distanze siderali a seconda della blasonatura della meta turistica prescelta:
Davanti a tariffe così impennate, la platea dei bagnanti si spacca quasi a metà. Poco più di un terzo dei vacanzieri dichiara di non poter rinunciare al comfort e ai servizi igienici dei lidi privati, mentre una quota equivalente si rifugia sull'arenile pubblico per ragioni di budget o per la libertà di spostamento, nonostante la progressiva riduzione degli spazi gratuiti. In questo scenario, spicca la controtendenza di alcune amministrazioni comunali liguri, come Spotorno, che hanno ampliato i metri quadri di spiaggia libera garantendo comunque i presidi di salvataggio e pulizia a spese del municipio.
La fiammata dei prezzi sta alimentando anche una forte mobilitazione sul fronte normativo. La stragrande maggioranza dei cittadini spinge per un riordino complessivo del sistema delle concessioni demaniali, ritenendo che l'introduzione di bandi di gara pubblici e periodici possa innescare una sana concorrenza e calmierare i prezzi finali, oggi ritenuti sproporzionati rispetto ai canoni irrisori versati dai privati allo Stato. In questa direzione si muove la raccolta firme promossa dall'organizzazione dei consumatori, che ha già incassato oltre novantunomila adesioni per esigere trasparenza, tetti massimi alle licenze e una quota minima obbligatoria di spiagge destinate alla libera fruizione collettiva.
La radiografia del caro-mare emerge dal report redatto dall'associazione a tutela dei consumatori Altroconsumo, i cui ispettori hanno setacciato in incognito le condizioni economiche praticate da oltre duecento strutture posizionate lungo le coste della penisola per la settimana centrale di agosto.
Stangata sotto l'ombrellone: la mappa dei rincari estivi
L'andamento dei rincari geografici si muove a due velocità, colpendo con particolare durezza il Mezzogiorno e le isole maggiori. In cima alla graduatoria degli aumenti spiccano le coste siciliane del comprensorio di Taormina, dove per piantare un ombrellone si spende il sedici per cento in più rispetto a dodici mesi fa. Dinamica analoga in Sardegna, con la Riviera del Corallo ad Alghero che segna un più quattordici per cento, seguita dalle spiagge pugliesi di Gallipoli. Più contenuti e allineati al tasso d'inflazione i ritocchi tariffari nelle storiche mete della riviera romagnola, del litorale laziale e della costa cilentana.La forbice della spesa settimanale evidenzia distanze siderali a seconda della blasonatura della meta turistica prescelta:
- Liguria (Alassio): Si attesta come la destinazione più proibitiva della penisola. Per assicurarsi una postazione con due sedute nei pressi della battigia il conto medio sfiora i 368 euro a settimana.
- Friuli-Venezia Giulia (Lignano): Rappresenta l'oasi del risparmio della rilevazione, con un costo medio che si ferma a 164 euro per i medesimi servizi.
Davanti a tariffe così impennate, la platea dei bagnanti si spacca quasi a metà. Poco più di un terzo dei vacanzieri dichiara di non poter rinunciare al comfort e ai servizi igienici dei lidi privati, mentre una quota equivalente si rifugia sull'arenile pubblico per ragioni di budget o per la libertà di spostamento, nonostante la progressiva riduzione degli spazi gratuiti. In questo scenario, spicca la controtendenza di alcune amministrazioni comunali liguri, come Spotorno, che hanno ampliato i metri quadri di spiaggia libera garantendo comunque i presidi di salvataggio e pulizia a spese del municipio.
La fiammata dei prezzi sta alimentando anche una forte mobilitazione sul fronte normativo. La stragrande maggioranza dei cittadini spinge per un riordino complessivo del sistema delle concessioni demaniali, ritenendo che l'introduzione di bandi di gara pubblici e periodici possa innescare una sana concorrenza e calmierare i prezzi finali, oggi ritenuti sproporzionati rispetto ai canoni irrisori versati dai privati allo Stato. In questa direzione si muove la raccolta firme promossa dall'organizzazione dei consumatori, che ha già incassato oltre novantunomila adesioni per esigere trasparenza, tetti massimi alle licenze e una quota minima obbligatoria di spiagge destinate alla libera fruizione collettiva.

