Silvio Berlusconi contro l’Italia: Strasburgo respinge il ricorso sulla condanna per frode fiscale nel processo Mediaset

La Corte europea dei diritti dell'uomo respinge il ricorso presentato da Silvio Berlusconi contro la condanna definitiva per frode fiscale nel processo sui diritti televisivi Mediaset. A tredici anni dalla sentenza della Cassazione, i giudici di Strasburgo hanno escluso violazioni del diritto a un processo equo, respingendo le contestazioni formulate dalla difesa dell'ex presidente del Consiglio e successivamente portate avanti dai suoi eredi.
La decisione è arrivata oggi, giovedì 22 ottobre 2026, nell'ambito del procedimento "Berlusconi contro Italia", relativo alla condanna a quattro anni di reclusione pronunciata nel 2013, tre dei quali coperti dall'indulto del 2006. Lo riporta Il Corriere.
Berlusconi, respinto il ricorso alla Cedu sulla condanna per frode fiscale
Secondo la Corte, non sono emersi elementi sufficienti a dimostrare che il procedimento giudiziario italiano abbia violato le garanzie fondamentali previste dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. In particolare, i giudici non hanno riscontrato prove di parzialità da parte della Corte di Cassazione.
La vicenda giudiziaria risale al processo sulle compravendite dei diritti televisivi da parte di Mediaset e di altre società del gruppo. Il 1° agosto 2013 la Corte di Cassazione rese definitiva la condanna di Silvio Berlusconi a quattro anni di reclusione per frode fiscale, ridotti a un anno per effetto dell'indulto.
L'ex presidente del Consiglio aveva sempre contestato la regolarità del procedimento, sostenendo attraverso i propri legali che fossero state violate diverse garanzie riconosciute dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Da qui la decisione di rivolgersi alla Corte di Strasburgo. Il ricorso contestava sia le modalità di svolgimento del processo sia la legittimità della condanna. Dopo la morte di Berlusconi, avvenuta il 12 giugno 2023, i familiari hanno deciso di proseguire il procedimento.
«La Cassazione fu imparziale»: la decisione dei giudici europei
Uno dei punti centrali del ricorso riguardava l'imparzialità del collegio della Corte di Cassazione che aveva pronunciato la sentenza definitiva. La difesa contestava l'assegnazione del procedimento, nell'estate del 2013, alla sezione feriale della Suprema Corte. Tale decisione era stata motivata dall'imminente prescrizione del reato, ma secondo i legali dell'ex premier avrebbe sollevato dubbi sulla regolarità della composizione del collegio giudicante.
La Corte europea ha esaminato le contestazioni, concludendo che non è stato dimostrato un difetto di imparzialità dei magistrati. Strasburgo ha quindi escluso una violazione dell'articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che tutela il diritto a un processo equo davanti a un tribunale indipendente e imparziale.
Dai testimoni esclusi ai legittimi impedimenti: cosa contestava la difesa
Le obiezioni avanzate dai legali di Berlusconi riguardavano numerosi aspetti del procedimento. Tra i punti sollevati figurava la scelta di celebrare il processo a Milano anziché a Brescia. La difesa aveva richiamato la presenza di 62 magistrati del distretto milanese che, all'epoca dei fatti, sarebbero stati azionisti di Mediaset e dunque, secondo la tesi difensiva, potenzialmente interessati alla vicenda.
Un'altra contestazione riguardava la riduzione delle liste dei testimoni della difesa, alcuni dei quali erano stati considerati superflui dai giudici italiani. I legali avevano inoltre denunciato il mancato riconoscimento dei legittimi impedimenti invocati da Berlusconi in cinque udienze, per impegni istituzionali legati al suo incarico di presidente del Consiglio e per ragioni di salute.
Tra le questioni sollevate figuravano anche il diritto a partecipare effettivamente al processo, il principio del contraddittorio, la parità delle armi tra accusa e difesa e la prevedibilità della sanzione penale.
La difesa aveva infine contestato la responsabilità attribuita a Berlusconi come ideatore del sistema di frode fiscale, sostenendo che l'ex premier non facesse formalmente parte degli organi societari di Mediaset. Tali argomentazioni non hanno portato la Corte europea a riconoscere le violazioni denunciate.
Il ricorso proseguito dagli eredi dopo la morte dell'ex premier
La vicenda ha attraversato oltre un decennio di procedimenti e verifiche. Il ricorso era stato presentato dopo la condanna definitiva del 2013 e successivamente sottoposto all'esame della Corte europea. Tra i legali che avevano seguito l'iniziativa figurava anche Niccolò Ghedini, storico difensore di Berlusconi, scomparso nel 2022.
La morte dell'ex presidente del Consiglio, nel giugno 2023, non aveva comportato l'interruzione della causa. I suoi familiari avevano infatti manifestato la volontà di proseguire il procedimento. Nel percorso che ha portato alla decisione sono emerse anche questioni relative alla composizione del collegio della Corte europea.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il giudice italiano Raffaele Sabato si sarebbe astenuto dalla trattazione. Anche Enzo Cannizzaro, indicato come possibile sostituto, avrebbe rinunciato all'incarico, rendendo necessario il ricorso a un magistrato del Liechtenstein per completare il collegio.




