Emergono nuovi e drammatici dettagli sull’omicidio di Gaetano Russo, il commerciante di 61 anni ucciso a coltellate nella sua attività tra il 2 e il 3 febbraio scorsi a Sarno.
A parlare è Cristina Russo, 19 anni, che davanti alle telecamere del Tg1 ha ricostruito gli istanti di violenza che hanno segnato in modo irreversibile la sua famiglia. Secondo il suo racconto, l’aggressore, Andrea Sirica, avrebbe avuto l’intenzione di colpire anche lei e la madre, prima di essere fermato dalle forze dell’ordine come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Cristina ha raccontato di aver assistito in prima persona all’aggressione, durata pochi istanti ma di una violenza estrema. Il padre, secondo quanto riferito, sarebbe stato colpito con oltre dieci fendenti. «Non si fermava», ha spiegato la ragazza, ricordando di aver tentato disperatamente di frapporsi tra l’aggressore e il genitore, supplicandolo di interrompere l’azione. Gaetano Russo, sempre secondo la testimonianza, avrebbe cercato fino all’ultimo di proteggere la figlia, invitandola ad allontanarsi nel momento in cui l’uomo ha fatto irruzione.
La ricostruzione degli inquirenti, basata sulle testimonianze dei familiari e sugli accertamenti svolti, colloca l’inizio dei fatti quando Sirica, 34 anni, pluripregiudicato, si è presentato al citofono dell’attività. Russo aveva appena terminato il lavoro nel laboratorio ed era pronto a chiudere per rientrare a casa, al piano superiore. Alla porta si sarebbe avvicinata la figlia, che ha aperto come già accaduto in altre occasioni, considerando i rapporti di conoscenza e l’aiuto che il commerciante avrebbe più volte offerto all’uomo.
All’interno del negozio, però, la situazione sarebbe rapidamente degenerata. Sirica, in evidente stato di agitazione, avrebbe iniziato ad aggredire verbalmente la ragazza. L’intervento del padre, che avrebbe intimato all’uomo di allontanarsi, avrebbe fatto scattare la violenza. L’aggressore avrebbe afferrato un coltello dal bancone, scagliandosi contro Russo. Dopo l’omicidio, l’uomo si sarebbe barricato all’interno dell’esercizio commerciale, fino all’arrivo degli agenti del commissariato di Polizia di Stato, costretti a sfondare la vetrata per bloccarlo.
«Ho bisogno di mio padre e non c’è più», ha dichiarato la 19enne, chiedendo giustizia per quanto accaduto. Oggi la bottega storica, dove Gaetano Russo ha lavorato per una vita, è chiusa. Davanti alle serrande abbassate sono stati lasciati fiori, fotografie e candele, trasformando il luogo dell’omicidio in un punto di raccoglimento e memoria.
A parlare è Cristina Russo, 19 anni, che davanti alle telecamere del Tg1 ha ricostruito gli istanti di violenza che hanno segnato in modo irreversibile la sua famiglia. Secondo il suo racconto, l’aggressore, Andrea Sirica, avrebbe avuto l’intenzione di colpire anche lei e la madre, prima di essere fermato dalle forze dell’ordine come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Sarno, il racconto della figlia di Gaetano Russo
La giovane, affiancata dai fratelli Raimondo e Maria Angela, ha trovato la forza di testimoniare quanto accaduto all’interno del negozio di alimentari e panificio di famiglia, situato in via Paolo Falciani, a pochi passi da piazza Sabotino. La madre, ancora sotto choc, non riesce a parlare e comunica soltanto attraverso brevi frasi scritte. Un silenzio che restituisce la misura del trauma vissuto.Cristina ha raccontato di aver assistito in prima persona all’aggressione, durata pochi istanti ma di una violenza estrema. Il padre, secondo quanto riferito, sarebbe stato colpito con oltre dieci fendenti. «Non si fermava», ha spiegato la ragazza, ricordando di aver tentato disperatamente di frapporsi tra l’aggressore e il genitore, supplicandolo di interrompere l’azione. Gaetano Russo, sempre secondo la testimonianza, avrebbe cercato fino all’ultimo di proteggere la figlia, invitandola ad allontanarsi nel momento in cui l’uomo ha fatto irruzione.
La ricostruzione degli inquirenti, basata sulle testimonianze dei familiari e sugli accertamenti svolti, colloca l’inizio dei fatti quando Sirica, 34 anni, pluripregiudicato, si è presentato al citofono dell’attività. Russo aveva appena terminato il lavoro nel laboratorio ed era pronto a chiudere per rientrare a casa, al piano superiore. Alla porta si sarebbe avvicinata la figlia, che ha aperto come già accaduto in altre occasioni, considerando i rapporti di conoscenza e l’aiuto che il commerciante avrebbe più volte offerto all’uomo.
All’interno del negozio, però, la situazione sarebbe rapidamente degenerata. Sirica, in evidente stato di agitazione, avrebbe iniziato ad aggredire verbalmente la ragazza. L’intervento del padre, che avrebbe intimato all’uomo di allontanarsi, avrebbe fatto scattare la violenza. L’aggressore avrebbe afferrato un coltello dal bancone, scagliandosi contro Russo. Dopo l’omicidio, l’uomo si sarebbe barricato all’interno dell’esercizio commerciale, fino all’arrivo degli agenti del commissariato di Polizia di Stato, costretti a sfondare la vetrata per bloccarlo.
«Ho bisogno di mio padre e non c’è più», ha dichiarato la 19enne, chiedendo giustizia per quanto accaduto. Oggi la bottega storica, dove Gaetano Russo ha lavorato per una vita, è chiusa. Davanti alle serrande abbassate sono stati lasciati fiori, fotografie e candele, trasformando il luogo dell’omicidio in un punto di raccoglimento e memoria.

