A quasi otto anni dal fallimento della Yele S.p.A., la società partecipata che per lungo tempo ha curato la raccolta dei rifiuti in 49 Comuni del Cilento, la vicenda resta aperta e decine di lavoratori attendono ancora risposte concrete.
Fallimento Yele, dopo otto anni ex lavoratori ancora senza stipendi arretrati
A tenere alta l’attenzione sulla vertenza è Maria Maiuri, ex dipendente della Yele, che da tempo si fa portavoce della situazione e in una lettera formale indirizzata al presidente della Regione Campania, Roberto Fico, Maiuri denuncia un “grave stato di disagio” e chiede un intervento diretto per sbloccare una situazione che si trascina da anni.
Nella missiva viene sollecitata la piena attuazione della legge regionale 14/16, che prevede misure di tutela e ricollocazione per i lavoratori coinvolti nel fallimento. Secondo quanto evidenziato, a distanza di quasi otto anni i dipendenti del Consorzio Sa/4 e della Yele non sarebbero stati reinseriti, nonostante le previsioni normative.
Mensilità non pagate e ritardi nei trasferimenti
Alla mancata ricollocazione si aggiunge il problema economico legato al mancato pagamento delle ultime due mensilità, relative a dicembre 2025 e gennaio 2026. Una situazione che, secondo quanto denunciato, sarebbe riconducibile ai ritardi nel trasferimento delle risorse dalla Regione Campania al CUB, l’ente incaricato della gestione del programma straordinario.
Il processo a Vallo della Lucania
Parallelamente alla vertenza occupazionale, prosegue sul piano giudiziario il procedimento penale presso il Tribunale di Vallo della Lucania. Il processo vede imputate 17 persone per il fallimento della Yele e trae origine dall’inchiesta “Piazza Pulita” condotta dalla Procura vallese, che avrebbe fatto emergere un dissesto finanziario stimato in circa 30 milioni di euro. Un tracollo che non ha colpito soltanto la società, ma ha avuto pesanti ripercussioni anche sui lavoratori, rimasti senza occupazione e senza certezze sul futuro.
Il nodo della ricollocazione
Sul fronte occupazionale, la Regione Campania aveva previsto un percorso di reinserimento attraverso l’articolo 45 della legge regionale di riferimento, inserendo gli ex dipendenti nel cosiddetto “programma straordinario” affidato al CUB. Tuttavia, secondo quanto denunciato, quel meccanismo non sarebbe mai entrato pienamente a regime.

