Nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Napoli, insieme ai comandi provinciali territorialmente competenti, hanno eseguito sei misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati coinvolti in traffico illecito di rifiuti con carattere transnazionale. Quattro persone sono state arrestate in carcere e due sottoposte agli arresti domiciliari. L’operazione ha interessato le province di Brindisi e Salerno, oltre alla città di Sofia in Bulgaria.
Il modus operandi del sodalizio prevedeva l’attribuzione di codici di smaltimento errati, accompagnata da rapporti di laboratorio falsificati che attestavano la presunta non pericolosità dei rifiuti. In realtà, una parte consistente dei materiali esportati – calcinacci, legno, pannelli coibentati, guaine e tessuti – veniva abbandonata in capannoni industriali dismessi o sui terreni agricoli, senza alcun trattamento, contravvenendo alla normativa ambientale. L’indagine ha inoltre evidenziato che, a partire dal 2020, la società coinvolta aveva quasi azzerato la corretta gestione dei rifiuti misti, incrementando le esportazioni con codici falsificati per ridurre i costi di smaltimento.
Tra i destinatari della misura cautelare vi sono autisti, intermediari e gestori formali e di fatto delle società coinvolte, a tutela della prosecuzione delle indagini e per prevenire ulteriori abbandoni illeciti. In totale, i Carabinieri del NOE hanno indagato 14 persone.
Il procedimento, attualmente in fase preliminare, prevede che gli indagati siano considerati presunti innocenti fino a sentenza definitiva. L’operazione sottolinea l’importanza del coordinamento internazionale tra le forze di polizia italiane e bulgare per contrastare i traffici illeciti di rifiuti, fenomeno che rischia di avere pesanti ricadute ambientali e sanitarie anche sul territorio salernitano.
Salerno, traffico illecito di rifiuti: sei persone agli arresti
Le indagini, avviate nel gennaio 2024 e protrattesi per diversi mesi, hanno ricostruito un sistema criminale dedito al trasporto e smaltimento illecito di rifiuti speciali non pericolosi, prevalentemente scarti tessili, frazione indifferenziata di RSU e residui industriali, provenienti da impianti della provincia di Brindisi. I rifiuti venivano esportati in Grecia e Bulgaria con falsi codici CER e documentazione contraffatta, ottenendo un profitto illecito stimato in circa 300.000 euro. Nell’ambito dell’operazione sono state sequestrate due società e 44 automezzi utilizzati per il trasporto dei rifiuti.Il modus operandi del sodalizio prevedeva l’attribuzione di codici di smaltimento errati, accompagnata da rapporti di laboratorio falsificati che attestavano la presunta non pericolosità dei rifiuti. In realtà, una parte consistente dei materiali esportati – calcinacci, legno, pannelli coibentati, guaine e tessuti – veniva abbandonata in capannoni industriali dismessi o sui terreni agricoli, senza alcun trattamento, contravvenendo alla normativa ambientale. L’indagine ha inoltre evidenziato che, a partire dal 2020, la società coinvolta aveva quasi azzerato la corretta gestione dei rifiuti misti, incrementando le esportazioni con codici falsificati per ridurre i costi di smaltimento.
Tra i destinatari della misura cautelare vi sono autisti, intermediari e gestori formali e di fatto delle società coinvolte, a tutela della prosecuzione delle indagini e per prevenire ulteriori abbandoni illeciti. In totale, i Carabinieri del NOE hanno indagato 14 persone.
Il procedimento, attualmente in fase preliminare, prevede che gli indagati siano considerati presunti innocenti fino a sentenza definitiva. L’operazione sottolinea l’importanza del coordinamento internazionale tra le forze di polizia italiane e bulgare per contrastare i traffici illeciti di rifiuti, fenomeno che rischia di avere pesanti ricadute ambientali e sanitarie anche sul territorio salernitano.

