Il caso Erri De Luca continua ad animare il dibattito attorno a Salerno Letteratura. A intervenire sulle recenti vicende che hanno coinvolto lo scrittore è Riccardo Nencini, presidente del Gabinetto Vieusseux di Firenze, scrittore e politico.
Nencini ha criticato duramente l’ipotesi di escludere De Luca dal festival per le sue idee, definendo la scelta un “abominio” e una pratica pericolosa per la libertà di pensiero.
La presa di posizione di Nencini
Secondo Riccardo Nencini, bandire uno scrittore da una manifestazione culturale per le sue opinioni significa scivolare verso logiche di censura.
Il presidente del Gabinetto Vieusseux sottolinea che le idee di un autore possono essere contestate, discusse e anche non condivise, ma non cancellate attraverso l’esclusione o il rifiuto del confronto.
Il richiamo alla libertà di pensiero
Nencini richiama il rischio di trasformare il dissenso in un motivo di espulsione dal dibattito pubblico.
Nel suo intervento cita altri casi controversi del mondo culturale, da Dario Fo a José Saramago, fino a Oriana Fallaci, per sostenere che una vita e un’opera non possano essere giudicate selezionando soltanto la parte più scomoda o divisiva.
“Si discute, non si cancella”
Il punto centrale della riflessione è il rapporto tra cultura, opinioni e libertà.
Per Nencini, la letteratura e il pensiero critico devono restare spazi di confronto, anche quando le posizioni espresse risultano distanti o difficili da accettare.
Da qui la condanna di ogni forma di censura, ritenuta incompatibile con il valore stesso di un festival culturale.
Il dibattito su Salerno Letteratura
La presa di posizione del presidente del Gabinetto Vieusseux si inserisce in una discussione più ampia sul ruolo degli eventi culturali e sulla gestione delle sensibilità politiche, civili e intellettuali.
Il caso De Luca riaccende così il tema del confine tra critica legittima, responsabilità pubblica e libertà di espressione.

