Il caso letterario e politico del momento scuote la vigilia di Salerno Letteratura. L'esclusione di Erri De Luca dalla prolusione inaugurale del festival ha sollevato un'ondata di polemiche, spingendo il direttore artistico Paolo Di Paolo — che cura la kermesse insieme a Gennaro Carillo — a intervenire pubblicamente con un lungo intervento sui social per chiarire la posizione dell'organizzazione e respingere con fermezza le accuse di censura.
La vicenda è nata a seguito di una recente intervista rilasciata dallo scrittore al quotidiano Il Foglio, incentrata sulle posizioni legate al sionismo e alla drammatica situazione a Gaza. Dichiarazioni che, come ammesso candidamente dallo stesso Di Paolo, hanno profondamente turbato, spiazzato e messo in imbarazzo lo staff del festival, rendendo complessa la gestione del momento più solenne dell'intera manifestazione.
Tuttavia, le nette prese di posizione di De Luca hanno rotto gli equilibri, portando il gruppo di lavoro a una profonda e tormentata riflessione interna. La direzione ha valutato che mantenere lo scrittore in apertura avrebbe creato un forte imbarazzo tra il pubblico, i volontari, gli sponsor e le istituzioni, considerando che se l'autore non avesse sfiorato il tema della Palestina l'incontro sarebbe apparso surreale, mentre in caso contrario l'asse tematico della serata ne sarebbe uscito brutalmente stravolto. Di Paolo ha inoltre espresso chiaramente la distanza ideale della direzione dalle parole del saggista, sottolineando come non volessero nascondere il proprio disaccordo rispetto alla negazione di un genocidio.
Per cercare di tutelare l'evento da contestazioni e da un orizzonte d'attesa distorto, al saggista è stato proposto di rinunciare alla cornice della prolusione e di intervenire in un'altra collocazione temporale, all'interno degli oltre duecento appuntamenti che da sempre garantiscono la rappresentazione di ogni visione del mondo. Di fronte a questa proposta di spostamento, Erri De Luca ha legittimamente scelto di declinare l'invito, adducendo motivi personali.
Nonostante i titoli dei giornali abbiano subito cavalcato la tesi dell'epurazione culturale, Di Paolo ha difeso l'operato del suo gruppo rivendicando il diritto e il dovere di una direzione artistica di compiere scelte strategiche, assumendosene la responsabilità e accettando la possibilità di aver commesso un errore di valutazione. Il direttore si è detto rammaricato per l'assenza dello scrittore e per le possibili defezioni di pubblico che questa scelta comporterà, evidenziando però che altrettante rinunce si sarebbero verificate confermando il programma originario.
Di Paolo ha infine condannato con fermezza le reazioni violente della rete, dicendosi deluso dal linciaggio pubblico subìto da De Luca e dai surreali inviti al rogo dei suoi libri, ribadendo la sua personale e totale contrarietà a ogni forma di censura ideologica.
La vicenda è nata a seguito di una recente intervista rilasciata dallo scrittore al quotidiano Il Foglio, incentrata sulle posizioni legate al sionismo e alla drammatica situazione a Gaza. Dichiarazioni che, come ammesso candidamente dallo stesso Di Paolo, hanno profondamente turbato, spiazzato e messo in imbarazzo lo staff del festival, rendendo complessa la gestione del momento più solenne dell'intera manifestazione.
Caso Erri De Luca a Salerno Letteratura: Di Paolo chiarisce i motivi
Nel definire la struttura del programma, la direzione artistica aveva inizialmente affidato all'autore napoletano il discorso inaugurale, un ruolo di altissimo prestigio ricoperto in passato da figure del calibro di Raffaele La Capria, Eva Cantarella, Domenico Starnone e Melania Mazzucco. L'intervento era stato già imbastito in dialogo con l'autore e avrebbe dovuto muoversi a partire da un celebre verso del poeta salernitano Alfonso Gatto: “Il cuore desto avrà parole”.Tuttavia, le nette prese di posizione di De Luca hanno rotto gli equilibri, portando il gruppo di lavoro a una profonda e tormentata riflessione interna. La direzione ha valutato che mantenere lo scrittore in apertura avrebbe creato un forte imbarazzo tra il pubblico, i volontari, gli sponsor e le istituzioni, considerando che se l'autore non avesse sfiorato il tema della Palestina l'incontro sarebbe apparso surreale, mentre in caso contrario l'asse tematico della serata ne sarebbe uscito brutalmente stravolto. Di Paolo ha inoltre espresso chiaramente la distanza ideale della direzione dalle parole del saggista, sottolineando come non volessero nascondere il proprio disaccordo rispetto alla negazione di un genocidio.
Per cercare di tutelare l'evento da contestazioni e da un orizzonte d'attesa distorto, al saggista è stato proposto di rinunciare alla cornice della prolusione e di intervenire in un'altra collocazione temporale, all'interno degli oltre duecento appuntamenti che da sempre garantiscono la rappresentazione di ogni visione del mondo. Di fronte a questa proposta di spostamento, Erri De Luca ha legittimamente scelto di declinare l'invito, adducendo motivi personali.
Nonostante i titoli dei giornali abbiano subito cavalcato la tesi dell'epurazione culturale, Di Paolo ha difeso l'operato del suo gruppo rivendicando il diritto e il dovere di una direzione artistica di compiere scelte strategiche, assumendosene la responsabilità e accettando la possibilità di aver commesso un errore di valutazione. Il direttore si è detto rammaricato per l'assenza dello scrittore e per le possibili defezioni di pubblico che questa scelta comporterà, evidenziando però che altrettante rinunce si sarebbero verificate confermando il programma originario.
Di Paolo ha infine condannato con fermezza le reazioni violente della rete, dicendosi deluso dal linciaggio pubblico subìto da De Luca e dai surreali inviti al rogo dei suoi libri, ribadendo la sua personale e totale contrarietà a ogni forma di censura ideologica.

