La casa circondariale salernitana di Fuorni si trova proiettata verso un inevitabile punto di non ritorno. Una recente ispezione condotta dai rappresentanti di «Nessuno Tocchi Caino» e dagli esponenti del sodalizio radicale «Maurizio Provenza» ha fotografato una realtà drammatica: l'istituto ospita attualmente circa seicento reclusi, a fronte di una capienza regolamentare che non dovrebbe superare i 370 posti.
Un sovraffollamento insostenibile che amplifica i disagi di una struttura strutturalmente al collasso, dove interi reparti mostrano evidenti segni di cedimento, con infiltrazioni meteoriche continue che costringono a usare bacinelle nei corridoi e nelle celle come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Le associazioni denunciano una generalizzata mortificazione della dignità umana che colpisce non solo la popolazione detenuta, ma anche il personale della polizia penitenziaria e gli operatori civili. All'interno delle sezioni ordinarie si registra inoltre la presenza di numerosi soggetti con gravi problematiche psichiatriche ed episodi ricorrenti di autolesionismo, gestiti in un contesto quasi totalmente privo di attività rieducative, percorsi formativi o concrete opportunità d'impiego.
Di fronte a quella che viene definita come un'autentica implosione del sistema, i Radicali sono tornati a sollecitare interventi immediati di clemenza e riforme strutturali della custodia cautelare, per evitare che la pena si riduca a una mera e degradante segregazione priva di qualsiasi funzione costituzionale.
Un sovraffollamento insostenibile che amplifica i disagi di una struttura strutturalmente al collasso, dove interi reparti mostrano evidenti segni di cedimento, con infiltrazioni meteoriche continue che costringono a usare bacinelle nei corridoi e nelle celle come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Salerno, emergenza Fuorni: scatta la denuncia dei Radicali
L'emblema di questa crisi umanitaria e logistica è rappresentato dalla vicenda di una 30enne salernitana, affetta da una gravissima forma di obesità e da severe patologie respiratorie. La donna, che supera i due quintali di peso, è stata recentemente ricondotta in cella dopo un periodo di detenzione domiciliare. Attualmente divide uno spazio di appena nove metri quadrati con un'altra reclusa, muovendosi a fatica persino per accedere ai servizi igienici e dipendendo interamente dal supporto della compagna di cella per le più elementari necessità quotidiane. Una condizione ritenuta dai visitatori assolutamente incompatibile con il regime carcerario, nonostante i pareri sanitari contrari.Le associazioni denunciano una generalizzata mortificazione della dignità umana che colpisce non solo la popolazione detenuta, ma anche il personale della polizia penitenziaria e gli operatori civili. All'interno delle sezioni ordinarie si registra inoltre la presenza di numerosi soggetti con gravi problematiche psichiatriche ed episodi ricorrenti di autolesionismo, gestiti in un contesto quasi totalmente privo di attività rieducative, percorsi formativi o concrete opportunità d'impiego.
Di fronte a quella che viene definita come un'autentica implosione del sistema, i Radicali sono tornati a sollecitare interventi immediati di clemenza e riforme strutturali della custodia cautelare, per evitare che la pena si riduca a una mera e degradante segregazione priva di qualsiasi funzione costituzionale.

