Si chiude con un'assoluzione piena il doloroso capitolo giudiziario legato alla tragica scomparsa della giovane studentessa di Cava de' Tirreni, Lucia Ferrara, spirata nel settembre 2019 a seguito di un delicatissimo intervento alla valvola mitralica presso il reparto di cardiochirurgia dell'ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona di Salerno come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Il giudice monocratico Ferruccio, della prima sezione penale del Tribunale di Salerno, ha scagionato i medici Enrico Coscioni e Antonio Longobardi dall'accusa di omicidio colposo in ambito sanitario, decretando che "il fatto non sussiste". La decisione ricalca parzialmente la stessa richiesta della pubblica accusa, rappresentata dal pm Saba, che lo scorso marzo aveva invocato l'assoluzione ritenendo l'eventuale imperizia dei camici bianchi di natura lieve.
La vicenda clinica era iniziata nell'agosto del 2019 con un primo ricovero di controllo a Cava de' Tirreni, seguito dal trasferimento d'urgenza a Salerno per l'intervento chirurgico. Dopo un primo apparente miglioramento e le rassicurazioni alla famiglia, le condizioni della diciattenne erano precipitate fino al disperato e inutile ritorno in sala operatoria il 3 settembre. I legali della famiglia della vittima, Domenico Avagliano e Stanislao Lucarelli, attendono ora i novanta giorni previsti per il deposito delle motivazioni della sentenza per valutare il ricorso in appello.
Il giudice monocratico Ferruccio, della prima sezione penale del Tribunale di Salerno, ha scagionato i medici Enrico Coscioni e Antonio Longobardi dall'accusa di omicidio colposo in ambito sanitario, decretando che "il fatto non sussiste". La decisione ricalca parzialmente la stessa richiesta della pubblica accusa, rappresentata dal pm Saba, che lo scorso marzo aveva invocato l'assoluzione ritenendo l'eventuale imperizia dei camici bianchi di natura lieve.
Salerno, 17enne morta al Ruggi: assoluzione totale per Coscioni e Longobardi
Le tesi difensive sostenute dai legali Andrea Castaldo, difensore del professor Coscioni, e Agostino De Caro, rappresentante dell'azienda ospedaliera universitaria di Salerno, hanno fatto leva sull'estrema gravità del quadro clinico della minorenne e sull'imprevedibilità assoluta delle complicazioni insorte durante l'operazione. Una linea che ha convinto il magistrato a cancellare ogni profilo di colpa medica, respingendo l'ipotesi della Procura basata su una prima consulenza tecnica che parlava di un presunto bypass errato e della mancata valutazione preventiva delle coronarie, manovre che avrebbero poi causato l'infarto fatale.La vicenda clinica era iniziata nell'agosto del 2019 con un primo ricovero di controllo a Cava de' Tirreni, seguito dal trasferimento d'urgenza a Salerno per l'intervento chirurgico. Dopo un primo apparente miglioramento e le rassicurazioni alla famiglia, le condizioni della diciattenne erano precipitate fino al disperato e inutile ritorno in sala operatoria il 3 settembre. I legali della famiglia della vittima, Domenico Avagliano e Stanislao Lucarelli, attendono ora i novanta giorni previsti per il deposito delle motivazioni della sentenza per valutare il ricorso in appello.

