Riforma della PA, modificati i criteri per i bonus: cosa cambia per i premi di produttività collegati alle valutazioni

Con l’avvio della legge sul Merito, la distribuzione degli incentivi previsti dai contratti integrativi della pubblica amministrazione dovrà essere collegata in maniera più puntuale ai risultati delle valutazioni individuali. Vengono superati i precedenti sistemi basati su fasce: cambiano quindi le modalità di attribuzione dei premi e i relativi effetti sulle retribuzioni dei dipendenti.
È proprio questo effetto di uniformità che la legge Merito intende eliminare, prevedendo che la somma riconosciuta debba risultare “strettamente corrispondente” al punteggio conseguito e crescere progressivamente con esso. La disposizione non stabilisce però una formula matematica unica e obbligatoria secondo la quale, ad esempio, una valutazione di 87 punti debba necessariamente tradursi nell’87 per cento del premio. Le amministrazioni possono infatti individuare autonomamente i propri criteri economici e i relativi coefficienti. Il vincolo previsto dalla nuova disciplina consiste nel garantire che valutazioni diverse generino anche importi differenti, assicurando una correlazione tra livello della prestazione e incentivo riconosciuto.
Riforma della PA, modificati i criteri per i bonus: cosa cambia per i premi di produttività collegati alle valutazioni
L'entrata in vigore della legge “Merito” (legge 119 del 2026) modifica in maniera rilevante il sistema degli incentivi destinati al personale delle amministrazioni pubbliche e degli enti locali. Il provvedimento interviene sulle disposizioni contenute nel decreto legislativo 150 del 2009, con l’intento di collegare più direttamente il compenso di produttività al punteggio individuale riportato nelle schede di valutazione. La disposizione è già operativa e non necessita di ulteriori provvedimenti per essere applicata: le amministrazioni devono quindi adeguare immediatamente i sistemi di calcolo previsti dagli accordi integrativi ancora in fase di definizione, facendo in modo che a ogni variazione del punteggio corrisponda una diversa somma economica.Come vengono determinati i premi di produttività nella PA secondo la nuova normativa sul Merito
Per capire gli effetti della modifica è necessario partire dalle modalità con cui tradizionalmente vengono distribuite le risorse destinate alla produttività negli enti pubblici. In molti casi, il sistema prevedeva infatti l'utilizzo di intervalli di valutazione piuttosto ampi. Ad esempio, ai dipendenti con una valutazione tra 90 e 100 punti poteva essere riconosciuto l’intero importo del premio, mentre per chi otteneva un risultato compreso tra 80 e 89 punti veniva corrisposto l’80 per cento. Un meccanismo di questo tipo faceva sì che un dipendente con 91 punti e uno con 99 punti ricevessero la medesima cifra, eliminando di fatto dal compenso la differenza risultante dalle rispettive valutazioni dirigenziali.È proprio questo effetto di uniformità che la legge Merito intende eliminare, prevedendo che la somma riconosciuta debba risultare “strettamente corrispondente” al punteggio conseguito e crescere progressivamente con esso. La disposizione non stabilisce però una formula matematica unica e obbligatoria secondo la quale, ad esempio, una valutazione di 87 punti debba necessariamente tradursi nell’87 per cento del premio. Le amministrazioni possono infatti individuare autonomamente i propri criteri economici e i relativi coefficienti. Il vincolo previsto dalla nuova disciplina consiste nel garantire che valutazioni diverse generino anche importi differenti, assicurando una correlazione tra livello della prestazione e incentivo riconosciuto.

