Contratti in scadenza tra aprile e giugno e il rischio di lasciare scoperti settori cruciali dell’assistenza sanitaria. È su questo scenario che si apre la vertenza dei lavoratori precari dell’Asl di Salerno, con la Funzione pubblica della Cgil che ha proclamato lo stato di agitazione e convocato un’assemblea dei sanitari interessati per martedì prossimo.
La questione è stata portata anche all’attenzione del prefetto per l’avvio del tentativo di conciliazione previsto dalla normativa sui conflitti di lavoro nei servizi pubblici essenziali come riportato dal quotidiano Il Mattino.
Secondo la Fp Cgil, la situazione rischia di determinare un impatto diretto sull’organizzazione dell’assistenza sanitaria. I contratti in scadenza, infatti, riguardano professionisti impegnati in ambiti particolarmente delicati, tra cui le cure palliative, la rete oncologica e l’assistenza primaria. Proprio questi settori, secondo quanto denunciato dal sindacato, sarebbero stati esclusi dalle proroghe disposte recentemente dall’azienda sanitaria.
Nel mirino della Cgil è finita la delibera adottata dall’Asl lo scorso 24 febbraio, che avrebbe previsto estensioni contrattuali giudicate “a macchia di leopardo”. Una scelta che, secondo l’organizzazione sindacale, rischierebbe di produrre effetti immediati sulla capacità del sistema sanitario territoriale di mantenere i livelli di assistenza.
Antonio Capezzuto, segretario generale della Fp Cgil Salerno, ha parlato di una situazione che non può essere ulteriormente ignorata. Il sindacato sostiene che molti dei lavoratori interessati abbiano già maturato i requisiti per la stabilizzazione previsti dalle norme nazionali e regionali. La legge di bilancio e una recente nota della Regione Campania, diffusa lo scorso gennaio, consentirebbero infatti la stabilizzazione del personale che abbia maturato almeno 18 mesi di servizio.
Sulla stessa linea anche i rappresentanti sindacali dei medici e la Rsu di categoria. Massimiliano Voza, coordinatore dei medici, ha sottolineato come l’eventuale perdita di personale formato arriverebbe in una fase particolarmente delicata per la sanità territoriale. L’Asl, infatti, è impegnata nell’attuazione dei nuovi modelli organizzativi previsti dal potenziamento della medicina di prossimità, con l’attivazione delle Case e degli Ospedali di Comunità.
Secondo le rappresentanze dei lavoratori, la mancata proroga dei contratti o l’assenza di un percorso di stabilizzazione rischierebbe di compromettere la qualità dell’assistenza e la continuità dei servizi. I sindacati contestano inoltre l’adozione di provvedimenti senza un confronto preventivo, ritenendo che tale modalità possa configurare una violazione delle relazioni sindacali.
La vertenza è ora destinata a proseguire sul piano istituzionale. La richiesta di intervento al prefetto di Salerno punta ad avviare un confronto tra le parti per individuare una soluzione condivisa. Parallelamente, la Cgil non esclude il ricorso alle vie legali, ipotizzando anche un’azione per condotta antisindacale qualora non si arrivi a una mediazione.
La questione è stata portata anche all’attenzione del prefetto per l’avvio del tentativo di conciliazione previsto dalla normativa sui conflitti di lavoro nei servizi pubblici essenziali come riportato dal quotidiano Il Mattino.
Precari dell’Asl Salerno, la Cgil proclama lo stato di agitazione
Al centro della vicenda ci sono centinaia di professionisti reclutati con contratti a tempo determinato attraverso l’articolo 15-octies, lo strumento che consente alle aziende sanitarie di conferire incarichi per progetti strategici o esigenze temporanee del Servizio sanitario nazionale. Si tratta di figure impiegate in attività finanziate con fondi extra-aziendali o con risorse proprie delle aziende sanitarie e che, secondo il sindacato, negli ultimi anni hanno garantito la continuità di servizi ritenuti essenziali.Secondo la Fp Cgil, la situazione rischia di determinare un impatto diretto sull’organizzazione dell’assistenza sanitaria. I contratti in scadenza, infatti, riguardano professionisti impegnati in ambiti particolarmente delicati, tra cui le cure palliative, la rete oncologica e l’assistenza primaria. Proprio questi settori, secondo quanto denunciato dal sindacato, sarebbero stati esclusi dalle proroghe disposte recentemente dall’azienda sanitaria.
Nel mirino della Cgil è finita la delibera adottata dall’Asl lo scorso 24 febbraio, che avrebbe previsto estensioni contrattuali giudicate “a macchia di leopardo”. Una scelta che, secondo l’organizzazione sindacale, rischierebbe di produrre effetti immediati sulla capacità del sistema sanitario territoriale di mantenere i livelli di assistenza.
Antonio Capezzuto, segretario generale della Fp Cgil Salerno, ha parlato di una situazione che non può essere ulteriormente ignorata. Il sindacato sostiene che molti dei lavoratori interessati abbiano già maturato i requisiti per la stabilizzazione previsti dalle norme nazionali e regionali. La legge di bilancio e una recente nota della Regione Campania, diffusa lo scorso gennaio, consentirebbero infatti la stabilizzazione del personale che abbia maturato almeno 18 mesi di servizio.
Sulla stessa linea anche i rappresentanti sindacali dei medici e la Rsu di categoria. Massimiliano Voza, coordinatore dei medici, ha sottolineato come l’eventuale perdita di personale formato arriverebbe in una fase particolarmente delicata per la sanità territoriale. L’Asl, infatti, è impegnata nell’attuazione dei nuovi modelli organizzativi previsti dal potenziamento della medicina di prossimità, con l’attivazione delle Case e degli Ospedali di Comunità.
Secondo le rappresentanze dei lavoratori, la mancata proroga dei contratti o l’assenza di un percorso di stabilizzazione rischierebbe di compromettere la qualità dell’assistenza e la continuità dei servizi. I sindacati contestano inoltre l’adozione di provvedimenti senza un confronto preventivo, ritenendo che tale modalità possa configurare una violazione delle relazioni sindacali.
La vertenza è ora destinata a proseguire sul piano istituzionale. La richiesta di intervento al prefetto di Salerno punta ad avviare un confronto tra le parti per individuare una soluzione condivisa. Parallelamente, la Cgil non esclude il ricorso alle vie legali, ipotizzando anche un’azione per condotta antisindacale qualora non si arrivi a una mediazione.

