Come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola, il ponte di Angellara, nel comune di Vallo della Lucania, resta chiuso da quattro anni, generando disagi continui per cittadini e imprese locali. L’infrastruttura, fondamentale per la viabilità interna dell’entroterra cilentano, continua a rappresentare un nodo critico, nonostante annunci ufficiali e promesse di riapertura.
Ponte di Angellara chiuso da quattro anni: cittadini esasperati
Negli ultimi mesi
, la Provincia di Salerno aveva formalmente consegnato i lavori alla ditta esecutrice, facendo sperare in un rapido avvio del cantiere. Tuttavia, la Soprintendenza ha immediatamente bloccato l’intervento, evidenziando la mancanza delle necessarie autorizzazioni preventive, obbligatorie per interventi su un ponte di interesse storico. La sospensione ha comportato la revisione del progetto e l’avvio di nuove procedure amministrative, senza tuttavia produrre, ad oggi, risultati concreti né indicazioni precise sui tempi di ripartenza dei lavori.
Il mancato completamento dell’opera costringe i residenti a percorsi alternativi più lunghi,
aumentando tempi di spostamento, costi e complicazioni quotidiane. Le attività economiche della zona subiscono conseguenze dirette, con una viabilità frammentata che penalizza il tessuto commerciale e produttivo dell’entroterra cilentano. A questi disagi si somma la chiusura del ponte che collega al cimitero cittadino, aggravando ulteriormente la situazione, soprattutto per anziani e famiglie.
La vicenda ha acceso il malcontento della comunità,
che chiede chiarezza, trasparenza e responsabilità da parte delle istituzioni. In prima linea c’è la Provincia di Salerno, titolare dell’intervento, chiamata a fornire risposte concrete sulla ripresa dei lavori. Anche i comuni limitrofi e l’amministrazione di Vallo della Lucania sono sollecitati a intervenire per contenere i disagi e trovare soluzioni temporanee.
Il ponte di Angellara, oltre a rappresentare un’infrastruttura strategica per la mobilità locale, è ormai diventato il simbolo di una gestione problematica delle opere pubbliche. La mancanza di programmazione, ritardi burocratici e contenziosi amministrativi hanno trasformato un intervento necessario in un elemento di frustrazione per l’intera comunità, che attende risposte certe e tempi di riapertura concreti.