Svolta giudiziaria nelle indagini sulla tragica morte di due fidanzati di Capaccio Paestum, precipitati in un burrone a strapiombo sul mare lo scorso 13 marzo mentre viaggiavano sulla strada provinciale denominata Via del Mare come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
La Procura di Vallo della Lucania ha richiesto lo svolgimento di un incidente probatorio per cristallizzare le prove tecniche e ha iscritto nel registro degli indagati quattro persone con l'accusa di omicidio stradale. Sotto la lente della magistratura non è finita solo la condotta del conducente del furgone che ha impattato contro l'auto delle vittime prima del volo nel vuoto, ma anche tre funzionari e dipendenti della Provincia di Salerno, l'ente che ha in gestione l'arteria nel territorio comunale di Montecorice.
Le prime risultanze emerse dalla perizia commissionata dagli inquirenti tracciano un quadro allarmante. L'analisi dello specialista in infortunistica stradale ha evidenziato come i sistemi di protezione laterale installati lungo quel costone non fossero minimamente idonei a garantire l'incolumità degli automobilisti. Dal dossier emerge un dato ancora più pesante: nonostante la Provincia di Salerno avesse eseguito diversi interventi di rifacimento del manto stradale negli ultimi vent'anni, i dispositivi di sicurezza non sarebbero mai stati sottoposti a opere di ammodernamento o manutenzione.
La tragedia ha riacceso le feroci polemiche sulla pericolosità di quel suggestivo affaccio marittimo. Comitati di cittadini e organizzazioni per la tutela dei diritti avevano già inviato esposti urgenti ai vertici della Prefettura e della Questura per denunciare lo stato di abbandono della provinciale, una striscia di asfalto da tempo considerata una vera e propria trappola per chi la percorre.
La Procura di Vallo della Lucania ha richiesto lo svolgimento di un incidente probatorio per cristallizzare le prove tecniche e ha iscritto nel registro degli indagati quattro persone con l'accusa di omicidio stradale. Sotto la lente della magistratura non è finita solo la condotta del conducente del furgone che ha impattato contro l'auto delle vittime prima del volo nel vuoto, ma anche tre funzionari e dipendenti della Provincia di Salerno, l'ente che ha in gestione l'arteria nel territorio comunale di Montecorice.
Montecorice, dramma alle Ripe Rosse: la Procura punta il dito contro i dipendenti della Provincia
I controlli irripetibili, sollecitati dai magistrati, dovranno far luce sulle gravi carenze manutentive del tratto stradale. Ai tecnici dell'amministrazione provinciale viene infatti contestato di non aver vigilato sulla tenuta e sulla sicurezza dei guardrail, risultati totalmente inefficaci nel trattenere la vettura all'interno della carreggiata. Le barriere di contenimento, che si sono letteralmente sbriciolate sotto il peso dell'impatto, erano state già poste sotto sequestro subito dopo l'incidente.Le prime risultanze emerse dalla perizia commissionata dagli inquirenti tracciano un quadro allarmante. L'analisi dello specialista in infortunistica stradale ha evidenziato come i sistemi di protezione laterale installati lungo quel costone non fossero minimamente idonei a garantire l'incolumità degli automobilisti. Dal dossier emerge un dato ancora più pesante: nonostante la Provincia di Salerno avesse eseguito diversi interventi di rifacimento del manto stradale negli ultimi vent'anni, i dispositivi di sicurezza non sarebbero mai stati sottoposti a opere di ammodernamento o manutenzione.
La tragedia ha riacceso le feroci polemiche sulla pericolosità di quel suggestivo affaccio marittimo. Comitati di cittadini e organizzazioni per la tutela dei diritti avevano già inviato esposti urgenti ai vertici della Prefettura e della Questura per denunciare lo stato di abbandono della provinciale, una striscia di asfalto da tempo considerata una vera e propria trappola per chi la percorre.

