Non c'è pace per
Mimmo Lucano,
sindaco sospeso di Riace. La
Procura della Repubblica di Locri ha emesso infatti un avviso di conclusione delle indagini preliminari in cui gli vengono contestati i reati di
truffa e falso
ideologico sempre in relazione alla gestione dei migranti nel borgo della
Locride, indicato come modello di accoglienza e integrazione.
Prolungato di un anno il divieto di dimora a Riace per Mimmo Lucano
Poche ore dopo il rinvio a giudizio, deciso dal
Gup di
Locri Amelia Monteleone, per il sessantunenne tre volte
sindaco di
Riace, collocato dalla rivista Usa Fortune tra le 50 personalità più influenti del
Pianeta, si apre un nuovo fronte giudiziario.
Non era bastato il
colpo assestato a lui e ad altre
26 persone che andranno a processo l'11 giugno davanti al
Tribunale di
Locri. Ora c'è anche l'avviso di conclusione indagini, firmato dal sostituto procuratore di
Locri Ezio Arcadi, di cui, oltre a
Lucano, sono destinatarie altre nove persone. Nel mirino, ancora una volta, l'utilizzo dei fondi per l'accoglienza.
I dettagli
In particolare, come è detto nel capo di imputazione, a
Lucano si contesta «di avere indotto in errore il
Ministero dell'Interno e la
Prefettura di
Reggio Calabria ricorrendo all'artificio di predisporre una falsa attestazione in cui veniva dichiarato che le strutture di accoglienza per ospitare i migranti esistenti nel territorio del comune di Riace erano rispondenti e conformi alle normative vigenti in materia di idoneità abitativa, impiantistica e condizioni igienico-sanitarie.
Laddove così non era, essendo quegli appartamenti privi di collaudo statico e certificato di abitabilità, documenti indispensabili per l'utilizzo sopra specificato e per come richiesto dal manuale operativo
Sprar e dalle convenzioni stipulate tra il
Comune di
Riace e la
Prefettura di Reggio Calabria». E non è tutto: per un anno ancora, il sindaco sospeso di Riace non potrà fare rientro nel suo paese per effetto del divieto di dimora disposto a suo carico dal
Tribunale della libertà di
Reggio Calabria.
Il rinvio a giudizio
A determinare il
prolungamento della
misura è stato proprio il
rinvio a
giudizio. Il
Tribunale della libertà, infatti, nel disporre la revoca dell'ordinanza di
custodia cautelare emessa il 2 ottobre 2018 dal
Gip di
Locri, emise il divieto di dimora per sei mesi a
Riace. Lo stesso collegio dovrà pronunciarsi nuovamente sulla misura cautelare dopo l'annullamento con rinvio deciso dalla
Corte di Cassazione.