La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, rompe il silenzio sulla condanna di Mario Roggero, il commerciante giudicato colpevole per aver reagito con le armi a una rapina. La premier contesta duramente l'esito del processo, sollevando una questione di equità nel sistema sanzionatorio italiano.
Nel commentare la severità del verdetto, la leader del governo ha espresso parole durissime sui parametri della giustizia: «Non si possono dare 8 anni a dei pedofili o meno di 10 anni a casi di stupri di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere, c’è un problema di proporzionalità delle pene». Per Meloni, l'uomo ha agito sotto l'effetto di un trauma profondo, legato anche a una precedente e violenta rapina subita nel 2015.
Secondo la ricostruzione governativa, l'attivazione della modalità di "combattimento" e il picco emotivo avrebbero alterato la percezione del gioielliere, rendendo ingiusto pretendere il sangue freddo in una situazione simile.
Davanti a quella che definisce una disparità giurisprudenziale, la presidenza del Consiglio ha confermato di aver spinto il Guardasigilli Carlo Nordio ad avviare le verifiche per un eventuale provvedimento di clemenza: «Sì, gli ho detto io di andare avanti, bisogna chiamare le cose con il loro nome», ha precisato la premier, ribadendo che, pur spettando la decisione finale al Capo dello Stato, il Ministero ha il pieno diritto di istruire la pratica di grazia. Infine, Meloni ha rivendicato la bontà della nuova norma che impedirà ai criminali di chiedere risarcimenti civili per i danni subiti durante i reati, una misura pensata per evitare che i cittadini onesti vengano «condannati due volte», perdendo oltre alla libertà anche il patrimonio di una vita.
Nel commentare la severità del verdetto, la leader del governo ha espresso parole durissime sui parametri della giustizia: «Non si possono dare 8 anni a dei pedofili o meno di 10 anni a casi di stupri di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere, c’è un problema di proporzionalità delle pene». Per Meloni, l'uomo ha agito sotto l'effetto di un trauma profondo, legato anche a una precedente e violenta rapina subita nel 2015.
Meloni contro i giudici sul caso Roggero
La tesi di Palazzo Chigi si concentra sull'impossibilità di valutare a freddo le reazioni umane in contesti di estremo pericolo. La premier ha sollevato forti dubbi sulla capacità di analizzare lucidamente la fine di una minaccia mentre si è sotto shock: «Siamo sicuri che esista un modo per misurare con l’orologio o con il codice in mano quando una minaccia è cessata o meno, quantomeno per un uomo simile, che si è visto a un passo dalla morte, sua e dei suoi familiari, per ben due volte?».Secondo la ricostruzione governativa, l'attivazione della modalità di "combattimento" e il picco emotivo avrebbero alterato la percezione del gioielliere, rendendo ingiusto pretendere il sangue freddo in una situazione simile.
Davanti a quella che definisce una disparità giurisprudenziale, la presidenza del Consiglio ha confermato di aver spinto il Guardasigilli Carlo Nordio ad avviare le verifiche per un eventuale provvedimento di clemenza: «Sì, gli ho detto io di andare avanti, bisogna chiamare le cose con il loro nome», ha precisato la premier, ribadendo che, pur spettando la decisione finale al Capo dello Stato, il Ministero ha il pieno diritto di istruire la pratica di grazia. Infine, Meloni ha rivendicato la bontà della nuova norma che impedirà ai criminali di chiedere risarcimenti civili per i danni subiti durante i reati, una misura pensata per evitare che i cittadini onesti vengano «condannati due volte», perdendo oltre alla libertà anche il patrimonio di una vita.

