Montecorvino Rovella dedica una serata alla memoria di Tullio Lenza, storico, intellettuale, amministratore e sindaco della cittadina dal 1956 al 1960. L’appuntamento è in programma giovedì 23 luglio, alle ore 18.30, al ristorante “Le Monde” di Macchia, la frazione in cui Lenza crebbe e alla quale rimase profondamente legato.
Proprio a Macchia, la sua casa divenne nel tempo un luogo di incontro e confronto culturale, frequentato da intellettuali, artisti e amici. Uno spazio che Angelo Di Giacomo, sul Corriere di Napoli, definì un “luogo mitico”.
Una serata per riscoprire Tullio Lenza
Nato a Rovella il 20 luglio 1913 e morto a Salerno il 26 settembre 1985, Tullio Lenza fu una figura centrale nella vita culturale e politica del territorio. Sindaco di Montecorvino Rovella e consigliere provinciale, partecipò da protagonista alla stagione di vivacità intellettuale che attraversò Salerno tra gli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta.
L’iniziativa nasce su impulso dell’assessore alla Cultura Stefania Quaranta e dalla collaborazione tra l’amministrazione comunale e un gruppo di cittadini che, attraverso un’istanza protocollata all’Ente, ha chiesto di valorizzare la memoria storica, politica e culturale di Lenza.
Il legame con l’arte e la cultura salernitana
Lenza frequentò la Galleria “Il Catalogo” di Lelio Schiavone, punto di riferimento per le correnti artistiche del tempo, e partecipò alle letture del giovedì alla “Macchiaroli”, tra poesia, letteratura e confronto culturale.
Nel suo percorso si intrecciarono i versi di Saba, Ungaretti e Montale, le pagine di Tolstoj e Proust, la riflessione estetica e l’impegno civile. Domenico Rea scrisse che per lui l’arte divenne una morale di vita.
Nel 1968 Filiberto Menna gli dedicò il saggio “Profezia di una società estetica”, mentre nel 1990 la famiglia donò la sua ricca biblioteca alla Fondazione Menna di Salerno.
L’impegno da sindaco
Accanto alla dimensione culturale, Tullio Lenza lasciò un segno anche nella vita amministrativa. Da sindaco si impegnò per l’assegnazione dei terreni demaniali ai braccianti agricoli e favorì, attraverso lunghe rateizzazioni, l’acquisto di piccoli lotti edificabili da parte di famiglie in difficoltà.
Quelle porzioni di terreno contribuirono nel tempo alla formazione del centro storico della frazione di Macchia. Rino Mele lo ha definito un modello di sindaco autorevole, sapiente e democratico, capace di esprimere una modernità sorprendente.
Il programma dell’incontro
La serata si aprirà con i saluti della consigliera comunale Patrizia Montella, dell’assessore alla Cultura Stefania Quaranta, del sindaco Martino D’Onofrio e del consigliere regionale Andrea Volpe.
A introdurre i lavori saranno Concetta Lenza dell’Università degli Studi della Campania, Stefania Zuliani dell’Università di Salerno e Maria Teresa Magaldi della Fondazione Filiberto e Bianca Menna di Salerno.
Seguiranno gli interventi di Chiara Lambert e Generoso Conforti sulla famiglia Lenza di Occiano, insieme ai contributi di Alberto Granese, Rino Mele, Mariano Morretta, Giuseppina Imparato e Luigi Volpe.
Le testimonianze e i ricordi saranno affidati ad Angelo Mellone, Dante Moccia e Marcantonio Marino. A coordinare l’incontro sarà il giornalista Carmine Mellone.
Il valore della memoria nei luoghi di origine
Il sindaco Martino D’Onofrio, l’assessora Stefania Quaranta e la consigliera Patrizia Montella hanno sottolineato il valore simbolico della scelta di Macchia come sede dell’incontro.
Per l’amministrazione, la cultura non rappresenta un capitolo accessorio, ma un filo conduttore dell’azione amministrativa. Restituire la memoria di Tullio Lenza proprio nei luoghi in cui visse e pensò significa riportare alla comunità una parte importante della propria storia.
Primo appuntamento di un percorso dedicato
L’incontro del 23 luglio sarà il primo di una serie di appuntamenti dedicati all’intellettuale di Macchia. Un percorso pensato per riscoprire la figura di Tullio Lenza non solo come amministratore, ma come uomo di cultura, interprete del proprio tempo e riferimento per il territorio.
Montecorvino Rovella sceglie così di riannodare il legame con una delle sue personalità più significative, trasformando la memoria in occasione di conoscenza, partecipazione e identità condivisa.

