Alle 14 di oggi, giovedì 17 settembre, ha preso il via un'altra udienza sui presunti appalti truccati a Capaccio Paestum: in aula lo sfogo dell'ex sindaco Franco Alfieri. Lo riporta Stiletv.
Successivamente sarà la volta degli interventi degli avvocati difensori, mentre la pronuncia è attesa per il 19 novembre. In aula erano presenti tutti gli imputati: l’ex primo cittadino Franco Alfieri e la sorella Elvira, Vittorio De Rosa e Alfonso D’Auria, esponenti della Dervit, l’ex capo dello staff Andrea Campanile e il dipendente comunale Carmine Greco. A seconda delle rispettive posizioni, sono chiamati a rispondere di turbativa della libertà degli incanti e corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, contestate in concorso. Ad Alfieri viene inoltre attribuita l’accusa di falso ideologico.
Nel corso dell’interrogatorio condotto dal pubblico ministero, Elvira Alfieri ha fornito chiarimenti su alcuni elementi tecnici relativi al preventivo richiesto dalla Dervit per il subappalto successivamente affidato alla Alfieri Impianti nel territorio di Battipaglia, uno degli snodi principali dell’indagine.
Successivamente l’attenzione dei giudici si è concentrata su Franco Alfieri, che ha scelto di rendere dichiarazioni spontanee per più di un’ora. L’ex sindaco di Capaccio Paestum ha parlato a lungo, dando vita a un intervento dai toni particolarmente personali: “Desidero offrire il mio contributo per ricostruire la verità su una vicenda articolata, che nell’arco di un anno e mezzo ha coinvolto numerose persone a me vicine e durante la quale sono stato sottoposto a intercettazioni e riprese praticamente ovunque, persino mentre prendevo un caffè con gli amici. Ogni volta che affrontavo argomenti riguardanti lavori pubblici sembrava scattare una vera e propria caccia alle streghe, quando invece si tratta di temi che ogni sindaco affronta quotidianamente”.
Nel suo intervento Alfieri ha poi rivolto dure critiche all’architetto capaccese Nino Pagano, indicato come uno dei principali accusatori: “Voglio soffermarmi anche su Carmelo Pagano, che mi ritrovo continuamente davanti come se fosse una sorta di fonte infallibile, capace di conoscere ogni cosa, salvo poi non ricordare nulla quando deve deporre davanti ai magistrati, ricorrendo continuamente a formule come ‘mi hanno riferito’ oppure ‘non ricordo’. Per me rappresenta il cancro della politica di Capaccio Paestum”.
Dopo avere fornito spiegazioni su diversi aspetti degli affidamenti contestati e avere ricostruito il contesto di numerose conversazioni intercettate, l’ex primo cittadino ha concluso il proprio intervento affrontando anche l’accusa di falso ideologico: “Quanto al falso ideologico, la Regione non ha mai annullato il provvedimento relativo al finanziamento provvisorio e l’intervento è stato effettivamente finanziato. Non avevo quindi nessuna ragione per predisporre un atto falso. Questa vicenda ha avuto conseguenze sulla mia immagine. Sono una persona perbene e ho amministrato per quarant’anni, sono stato sottoposto a moltissime indagini senza mai riportare una condanna. Pur essendo incensurato, ho trascorso un mese in carcere e più di un anno agli arresti domiciliari. Alla luce di ciò che è stato chiarito nel corso del processo, ritengo sia una misura eccessiva. Ho sempre svolto il ruolo di sindaco nel modo in cui ritenevo corretto farlo. Del resto, il mio slogan è sempre stato ‘il sindaco che sa fare il sindaco’”.
Capaccio Paestum, presunti appalti truccati. In aula lo sfogo di Franco Alfieri: "Ho amministrato da sindaco come si deve!"
È ormai entrato nella fase conclusiva il procedimento di primo grado relativo ai presunti affidamenti pilotati nel settore della pubblica illuminazione di Capaccio Paestum, attualmente in discussione davanti al Tribunale di Vallo della Lucania. Alle 14 di oggi, giovedì 17 settembre, ha preso il via quella che dovrebbe essere l’ultima giornata dedicata all’istruttoria dibattimentale, prima della requisitoria del pubblico ministero Francesco Rotondo, procuratore capo del Cilento, prevista per il prossimo 22 ottobre.Successivamente sarà la volta degli interventi degli avvocati difensori, mentre la pronuncia è attesa per il 19 novembre. In aula erano presenti tutti gli imputati: l’ex primo cittadino Franco Alfieri e la sorella Elvira, Vittorio De Rosa e Alfonso D’Auria, esponenti della Dervit, l’ex capo dello staff Andrea Campanile e il dipendente comunale Carmine Greco. A seconda delle rispettive posizioni, sono chiamati a rispondere di turbativa della libertà degli incanti e corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, contestate in concorso. Ad Alfieri viene inoltre attribuita l’accusa di falso ideologico.
L'udienza
La seduta si è aperta con Andrea Campanile, che ha dato lettura di una versione sintetica delle dichiarazioni spontanee depositate presso il collegio giudicante attraverso un documento di 13 pagine: “Non ho mai avuto né l’intenzione né la possibilità di condizionare le decisioni, soprattutto quelle riguardanti gli appalti. Il mio incarico consisteva nella gestione dell’agenda istituzionale e nella raccolta e trasmissione delle richieste provenienti dalla cittadinanza. Per quanto riguarda Dervit, era normale confrontarmi con chi da molti anni si occupava della manutenzione dell’illuminazione pubblica cittadina: a chi avrei dovuto rivolgermi se non a loro?” ha dichiarato, illustrando il proprio ruolo all’interno dell’amministrazione comunale.Nel corso dell’interrogatorio condotto dal pubblico ministero, Elvira Alfieri ha fornito chiarimenti su alcuni elementi tecnici relativi al preventivo richiesto dalla Dervit per il subappalto successivamente affidato alla Alfieri Impianti nel territorio di Battipaglia, uno degli snodi principali dell’indagine.
Successivamente l’attenzione dei giudici si è concentrata su Franco Alfieri, che ha scelto di rendere dichiarazioni spontanee per più di un’ora. L’ex sindaco di Capaccio Paestum ha parlato a lungo, dando vita a un intervento dai toni particolarmente personali: “Desidero offrire il mio contributo per ricostruire la verità su una vicenda articolata, che nell’arco di un anno e mezzo ha coinvolto numerose persone a me vicine e durante la quale sono stato sottoposto a intercettazioni e riprese praticamente ovunque, persino mentre prendevo un caffè con gli amici. Ogni volta che affrontavo argomenti riguardanti lavori pubblici sembrava scattare una vera e propria caccia alle streghe, quando invece si tratta di temi che ogni sindaco affronta quotidianamente”.
Nel suo intervento Alfieri ha poi rivolto dure critiche all’architetto capaccese Nino Pagano, indicato come uno dei principali accusatori: “Voglio soffermarmi anche su Carmelo Pagano, che mi ritrovo continuamente davanti come se fosse una sorta di fonte infallibile, capace di conoscere ogni cosa, salvo poi non ricordare nulla quando deve deporre davanti ai magistrati, ricorrendo continuamente a formule come ‘mi hanno riferito’ oppure ‘non ricordo’. Per me rappresenta il cancro della politica di Capaccio Paestum”.
Dopo avere fornito spiegazioni su diversi aspetti degli affidamenti contestati e avere ricostruito il contesto di numerose conversazioni intercettate, l’ex primo cittadino ha concluso il proprio intervento affrontando anche l’accusa di falso ideologico: “Quanto al falso ideologico, la Regione non ha mai annullato il provvedimento relativo al finanziamento provvisorio e l’intervento è stato effettivamente finanziato. Non avevo quindi nessuna ragione per predisporre un atto falso. Questa vicenda ha avuto conseguenze sulla mia immagine. Sono una persona perbene e ho amministrato per quarant’anni, sono stato sottoposto a moltissime indagini senza mai riportare una condanna. Pur essendo incensurato, ho trascorso un mese in carcere e più di un anno agli arresti domiciliari. Alla luce di ciò che è stato chiarito nel corso del processo, ritengo sia una misura eccessiva. Ho sempre svolto il ruolo di sindaco nel modo in cui ritenevo corretto farlo. Del resto, il mio slogan è sempre stato ‘il sindaco che sa fare il sindaco’”.

