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Italiani, la vita media continua ad allungarsi: raggiunti gli 83,7 anni. Le differenze tra le regioni

Alessia Benincasa
Italiani, la vita media continua ad allungarsi: raggiunti gli 83,7 anni. Le differenze tra le regioni
La longevità in Italia prosegue la sua crescita e nel 2025 raggiunge un nuovo primato per entrambi i sessi. Secondo il rapporto Bes dell’Istat, la speranza di vita alla nascita si attesta a 83,7 anni, con un aumento contenuto rispetto al 2024, pari a 0,2 anni sulla base delle stime provvisorie più recenti.

Italiani, la vita media continua ad allungarsi: raggiunti gli 83,7 anni. Le differenze tra le regioni

La longevità in Italia prosegue la sua crescita e nel 2025 raggiunge un nuovo primato per entrambi i sessi. Secondo il rapporto Bes dell’Istat, la speranza di vita alla nascita si attesta a 83,7 anni, con un aumento contenuto rispetto al 2024, pari a 0,2 anni sulla base delle stime provvisorie più recenti. Rispetto al 2014, quando il dato era di 82,6 anni, si registra invece un incremento superiore a un anno. Il valore complessivo rappresenta il livello più alto mai registrato. La vita media attesa arriva a 81,7 anni per gli uomini e a 85,7 anni per le donne.

Le differenze territoriali

Il divario tra la durata media della vita prevista per uomini e donne si è progressivamente ridotto, mentre quello tra le diverse zone d’Italia ha seguito la direzione opposta. Negli ultimi vent’anni, il vantaggio femminile è passato dai 5,7 anni del 2004 ai 4 anni del 2025, grazie ai maggiori progressi registrati nella longevità maschile. Sul piano geografico, invece, la distanza tra Nord e Mezzogiorno si è ampliata: nel 2004 la speranza di vita settentrionale superava quella delle regioni meridionali di appena 0,7 anni, mentre oggi la differenza è salita a 1,4 anni.

Più anni vissuti in buona salute

Nel 2025 torna a crescere anche il numero di anni che ci si attende di trascorrere in condizioni di salute favorevoli, dopo quattro anni consecutivi di diminuzione. Il dato raggiunge quota 59,1 anni, rispetto ai 58,2 rilevati nel 2024.

Migliora inoltre la prospettiva di vita senza restrizioni nelle attività quotidiane a partire dai 65 anni. Nel 2025 questo indicatore è pari a 10,8 anni per entrambi i sessi. Dal 2008 l’aumento è stato di 1,7 anni per gli uomini e di 1,8 anni per le donne.

La salute mentale dei giovani

Il vantaggio dei giovani rispetto alle persone più anziane sul fronte del benessere mentale si sta riducendo, anche grazie al miglioramento registrato nelle fasce d’età più mature. Nel 2025 l’indice relativo alla salute mentale si colloca a 68,7 punti, senza variazioni rispetto all’anno precedente. Il risultato è comunque superiore a quello del 2016, quando si attestava a 68,1 punti. Nel corso del tempo si è mantenuta una condizione migliore tra i giovani rispetto agli anziani, ma la distanza tra le due fasce si è quasi dimezzata rispetto al 2016. A determinare questo andamento sono stati il peggioramento tra i più giovani e il progresso tra le persone più anziane.

Fragilità e malattie dopo i 75 anni

Quasi una persona su due tra quelle che hanno compiuto 75 anni presenta condizioni di salute compromesse, con una maggiore incidenza nella popolazione femminile. Nel 2025, la percentuale di anziani di almeno 75 anni con patologie croniche e gravi limitazioni raggiunge il 47,2%. Il dato resta invariato rispetto al 2024, ma risulta più favorevole rispetto al 2014, quando era pari al 51,9%.

La fragilità riguarda il 53,4% delle donne, contro il 38,5% degli uomini, e diventa più diffusa con l’avanzare dell’età. Tra i 75 e i 79 anni interessa il 40% delle persone, mentre dagli 85 anni in poi la quota sale al 58,6%.

I decessi che si potrebbero evitare

Il tasso di mortalità evitabile continua a diminuire, anche se resta sensibilmente più alto tra gli uomini. In base ai dati più recenti, riferiti al 2023, si registrano 16 decessi evitabili ogni 10mila residenti nella fascia compresa tra 0 e 74 anni. Si tratta di un miglioramento rispetto al 2014, quando il valore era di 18,2. La differenza tra i sessi rimane marcata: tra gli uomini si contano 20,9 decessi ogni 10mila residenti, mentre tra le donne il dato scende a 11,4.

Mortalità infantile, valori più alti al Sud e nelle Isole

Nel 2023 il tasso di mortalità infantile è pari a 2,6 decessi ogni mille bambini nati vivi, in lieve crescita rispetto ai 2,5 del 2022. Il fenomeno interessa maggiormente i maschi, con 2,8 decessi ogni mille nati vivi, rispetto ai 2,4 registrati tra le femmine.

Nel periodo compreso tra il 2014 e il 2023, il valore è diminuito per entrambi i sessi: di 0,2 punti tra i maschi e di 0,1 tra le femmine. Le percentuali più elevate si riscontrano nelle regioni del Sud, con 2,9 decessi ogni mille nati vivi, e nelle Isole, dove si arriva a 3,3. Rispetto al 2022, tuttavia, il Mezzogiorno continentale è l’unica area geografica in cui il tasso risulta in calo.
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