Nuove sconvolgenti rivelazioni arricchiscono il quadro investigativo sulla criminalità organizzata a Pagani grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Vincenzo Petranovic, trentunenne figlio del boss ergastolano Tommaso Fezza come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
I verbali firmati da Petranovic svelano inoltre lo sfondo del misterioso ritrovamento di trentasei chilogrammi di stupefacente sui binari della stazione ferroviaria di Angri nel 2024. Il collaboratore ha ammesso di essere stato l'autore della telefonata anonima che portò i Carabinieri al sequestro della sostanza, una partita di pessima qualità proveniente da un canale di approvvigionamento albanese che il clan voleva scaricare senza perdite commerciali.
Nonostante le maxi-operazioni della DDA di Salerno che avevano portato all'arresto di oltre ottanta affiliati, l'organizzazione ha continuato a impartire direttive dal carcere e a controllare capillarmente la vita quotidiana a Pagani.
Tra gli episodi citati spiccano la bloccata di via Amendola nel quartiere Lamia per tutelare la latitanza di Vincenzo Confessore e l'intervento di Rita Fezza per garantire servizi di vigilanza abusiva alle giostre cittadine.
I segreti del clan Fezza-De Vivo a Pagani: dalle estorsioni con i pc rubati alla droga
Il pentito ha ricostruito nel dettaglio il sistema di estorsioni e furti d'auto con il metodo del "cavallo di ritorno" gestito dal clan Fezza-De Vivo. L'operazione poggiava sull'impiego di mini computer dotati di software avanzati, sottratti nel 2021 a una banda di ladri napoletani, poi affidati ad Alfonso Cicalese e successivamente a due fratelli di Sant'Egidio del Monte Albino per compiere i furti. Il gruppo criminale pretendeva una quota fisso del 50% sui profitti di ogni veicolo restituito o rivenduto, somme che finivano direttamente nelle casse dell'organizzazione tramite Francesco Fezza.I verbali firmati da Petranovic svelano inoltre lo sfondo del misterioso ritrovamento di trentasei chilogrammi di stupefacente sui binari della stazione ferroviaria di Angri nel 2024. Il collaboratore ha ammesso di essere stato l'autore della telefonata anonima che portò i Carabinieri al sequestro della sostanza, una partita di pessima qualità proveniente da un canale di approvvigionamento albanese che il clan voleva scaricare senza perdite commerciali.
Nonostante le maxi-operazioni della DDA di Salerno che avevano portato all'arresto di oltre ottanta affiliati, l'organizzazione ha continuato a impartire direttive dal carcere e a controllare capillarmente la vita quotidiana a Pagani.
Tra gli episodi citati spiccano la bloccata di via Amendola nel quartiere Lamia per tutelare la latitanza di Vincenzo Confessore e l'intervento di Rita Fezza per garantire servizi di vigilanza abusiva alle giostre cittadine.

