SCAFATI. I
giudici della Corte di Assise D’Appello di Salerno chiariscono i moventi sulle cause della
guerra di camorra a Scafati nei primi anni 2000: fu l'
omicidio di Ridosso a scatenare tutto.
I giudici della Corte di Assise chiariscono i moventi della guerra di camorra a Scafati
La
Corte d’Assise d’Appello del Tribunale di Salerno ha depositato le motivazioni della
sentenza di 4 condanne e una assoluzione per gli omicidi di Salvatore Ridosso, Andrea Carotenuto e Luigi Muollo e il
tentato omicidio di Generoso Di Lauro che sfuggì miracolosamente all’agguato mentre faceva carburante perché
la pistola del killer si inceppò. Una mattanza di sangue a
Scafati scatenata sia per
vendicare la morte di Ridosso sia per il
controllo della attività illecite sul territorio in particolare sui
videopoker.
Un’autentica
faida che insanguinò la città nei
primi anni del 2000. In
Appello erano stati confermati gli
8 anni per collaboratore di giustizia Pasquale Di Fiore, fu
assolto per il tentato omicidio Di Lauro,
Giuseppe Iorio.
Nove anni e 4 mesi per Gennaro Ridosso, rispetto ai 16 del primo grado: il figlio di
Romoletto era stato
prosciolto per il
delitto Carotenuto e caduta l’aggravante mafioso. A
Romolo Ridosso, 14 anni, come
mandante del delitto di Luigi Muollo e del tentato omicidio di Generoso Di Lauro.
Pena scontata di un anno e mezzo (incassando 12 anni e 6 mesi) per ‘o dentista Ferdinando Muollo, che aveva commissionato il
delitto di Salvatore Piscitiello Ridosso, fratello di Romoletto.
Ridosso e
Muollo erano soci in affari presso una società poi litigarono ed ebbe inizio la guerra di camorra. «Luigi Muollo fu ucciso per vendicare Salvatore piscitiello Ridosso- scrivono i giudici nelle motivazioni- su commissione di Romolo Ridosso che si affidò a un esponente del clan De Sena promettendogli una somma dai 50 ai 100mila euro per l’omicidio. Che fu eseguito nei pressi dell’abitazione di Muollo con due pistole di diverso calibro». E per la
morte di Salvatore Ridosso fu ritenuto responsabile anche
Andrea Carotenuto che a sua volta fu ucciso a
Scafati ad ottobre del
2002, sempre su ordine di
Romoletto che voleva essere il capo indiscusso dei videopoker in città.
Generoso Di Lauro, invece, era finito nel mirino perché era ritenuto
vicino al nemico Muollo. Ma dalle dichiarazioni di
Romoletto emerge come la ruggine con
Muollo sia dovuta «da incomprensioni sulle ingenti somme di denaro pubblico in favore di una società che si occupava di materiale medico della quale Luigi Muollo era il responsabile ma Salvatore Ridosso ne era il socio occulto, poi escluso. E venuto a conoscenza dei soldi entrati nella ditta, aveva chiesto la restituzione di decine di milioni di vecchie lire «Romolo Ridosso pagò 100mila euro per vendicare il fratello».
Ridosso era entrato in società pattuendo la sua entrata con l
’immissione di 100milioni di lire nelle casse dell’azienda ma ne versò solo 15milioni con un assegno che alla scadenza non era coperto. Anzi, Ridosso si legge avrebbe preteso la
restituzione del titolo di credito e 150milioni di lire. Ma
Muollo rispose che doveva parlarne con il nipote Luigi. Ridosso reagì duramente dicendo che avrebbe dato degli schiaffi a «Gigino con il giornale e gli avrebbe sparato due colpi alla testa». La reazione dello stesso
Muollo non si fece attendere e nel
maggio del 2002, Gennaro Ridosso fu ammazzato a colpi di pistola da Valentino Mansi (giudicato separatamente). E fu
Pasquale Loreto, vecchio boss pentito da tempo rivelò ai magistrati che a far scattare la trappola mortale a Salvatore Ridosso fu Ferdinando Muollo che lo chiamò per dargli un appuntamento. Sempre secondo Loreto «Muollo regalò un’auto al nipote Luigi e una motocicletta a
Valentino Mansi come ricompensa del loro omicidio». Un clan che nel tempo ha avuto diversi capi, a partire da Romolo Ridosso, per finire ad
Alfonso Loreto e Gennaro Ridosso, figlio di Romolo, passando anche per la supervisione di un altro pentito di camorra,
Pasquale Loreto, che da località protetta elargiva consigli e prendeva parte dei proventi dell’usura e delle estorsioni. Così nelle motivazioni i giudici hanno ricostruito la mattanza scafatese che si allargò fino ad Angri.