Cinque
commercialisti ed un
avvocato di
Benevento interdetti per
falso e
bancarotta. Nella mattinata di oggi, martedì 27 aprile, a seguito di un’articolata attività di indagine coordinata dai magistrati della Procura della Repubblica di Benevento, le Fiamme Gialle del capoluogo sannita hanno dato esecuzione ad una ordinanza di applicazione di misure cautelari interdittive in relazione ad ipotesi di reato previste, a vario titolo, dalla Legge Fallimentare. Tra le altre
bancarotta fraudolenta, bancarotta concordataria e falso in attestazioni e relazioni.Falso e bancarotta, nei guai commercialisti e avvocato a Benevento
Il
provvedimento interdittivo, eseguito da militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria, è stato disposto nei confronti di
cinque commercialisti, riconducibili ad un medesimo studio con sede in Benevento, nei confronti dei quali è stata applicata la misura cautelare del divieto temporaneo di esercitare la professione di commercialista per la durata di dodici mesi, nonché nei confronti di
un avvocato beneventano, anche lui collaboratore con lo studio commerciale, nei cui confronti è stata adotta la medesima interdizione all’esercizio della professione forense per durata di dodici mesi.
Le indagini
Le
indagini, avviate in seguito ad una segnalazione del
Tribunale di Benevento effettuata dopo aver dichiarato inammissibile il ricorso alla procedura di concordato preventivo presentato da una società, si sono concentrate sui possibili abusi delle procedure concordatarie e di ristrutturazione di debiti a cui sono ricorsi alcuni imprenditori del territorio che, unitamente ai
professionisti indagati, disponendo unilateralmente dei tempi del procedimento, hanno paralizzato le possibili iniziative recuperatorie, così frodando i creditori ed utilizzando strumenti processuali per perseguire finalità eccedenti o deviate rispetto a quelle per le quali l’ordinamento li ha predisposti.
Nell’articolata indagine
risultano indagati oltre 40 soggetti, tra professionisti ed imprenditori, per molti dei quali il GIP, pur non sussistendo le esigenze cautelari, ha comunque confermato l’impianto accusatorio.