Qual è la quinta traccia della prima prova dell'esame di maturità 2026? Iniziano oggi, giovedì 18 giugno, gli esami di stato per migliaia di maturandi italiani. Si conferma lo stesso impianto: ci sono due prove scritte a carattere nazionale (decise, cioè, dal Ministero) e un colloquio. Le commissioni sono composte da commissari interni ed esterni e presiedute da un presidente esterno.
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Il Ministero mette a disposizione per tutti gli indirizzi di studio sette tracce che fanno riferimento agli ambiti artistico, letterario, storico, filosofico, scientifico, tecnologico, economico, sociale. Gli studenti possono scegliere, tra le sette tracce, quella che pensano sia più adatta alla loro preparazione e ai loro interessi. La prova può essere strutturata in più parti. Ciò consente di verificare competenze diverse, in particolare la comprensione degli aspetti linguistici, espressivi e logico-argomentativi, oltre che la riflessione critica da parte del candidato.
Esame di maturità 2026, la quinta traccia della prova di italiano
Si passa alla sociologia e alla geopolitica con la traccia B3 dedicata al concetto di frontiere con il saggio di Frank Furedi "I confini contano. Perché l'umanità deve riscoprire l'arte di tracciare frontiere".
Il titolo della quinta traccia
B3 (Ambito geopolitico): il tema delle frontiere affrontato tramite il saggio di Frank Furedi, "I confini contano. Perché l'umanità deve riscoprire l'arte di tracciare frontiere".
Svolgimento e spiegazione
Nel saggio I confini contano, Frank Furedi difende il valore delle frontiere come strumenti essenziali per definire l'identità collettiva, proteggere la democrazia e dare ordine alla realtà, contrastando la visione contemporanea che le demonizza. L'autore sostiene che il superamento dei confini, inteso non solo geograficamente, indebolisce il patto di cittadinanza e priva la società di riferimenti stabili, rendendo necessario riscoprire l'arte del limite per la convivenza civile.
Nel saggio I confini contano. Perché l'umanità deve riscoprire l'arte di tracciare frontiere, il sociologo Frank Furedi argomenta che l'avversione contemporanea per i confini (politici, fisici e morali) ha generato una grave crisi sociale. Secondo l'autore, i confini non sono barriere retrograde, ma strumenti di senso fondamentali per definire le identità, tutelare la democrazia e facilitare il giudizio critico.
Furedi evidenzia come, soprattutto dagli anni Sessanta in poi, il desiderio di "abbattere i confini" sia diventato un dogma. Questo approccio cosmopolita ha finito per considerare qualsiasi limite come innaturale e immorale, impoverendo il tessuto sociale.
Il saggio di Furedi può essere analizzato evidenziando il paradosso della società contemporanea: l'ossessione per l'abbattimento di ogni frontiera ha coinciso con un aumento della frammentazione sociale e della conflittualità.

