Il piccolo Domenico ha smesso di soffrire. Il bambino, poco più che due anni, è deceduto all’Azienda Ospedaliera dei Colli, presso l’Ospedale Monaldi, dove era ricoverato da settimane nel reparto di Terapia intensiva pediatrica. Una vicenda drammatica che negli ultimi giorni ha scosso l’opinione pubblica e riacceso il confronto sulla sicurezza e sulle procedure legate ai trapianti in Italia.
Nel reparto era presente anche il cardinale di Napoli, Domenico Battaglia, che ha impartito l’estrema unzione al piccolo. Accanto alla famiglia anche il cappellano dell’ospedale, padre Alfredo Tortorella, «per stare vicino alla famiglia in questo momento di dolore».
In una nota ufficiale, l’Azienda ospedaliera ha espresso «il più sentito cordoglio» per la morte del bambino, avvenuta «a seguito di un improvviso e irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche», stringendosi «con rispetto e commossa partecipazione alla famiglia».
La morte di Domenico chiude una vicenda che ha profondamente colpito l’opinione pubblica nazionale e riapre interrogativi sulla gestione delle procedure trapiantologiche. Ora restano il dolore dei familiari e l’attesa per gli accertamenti che dovranno chiarire ogni aspetto della complessa catena di eventi che ha segnato la breve vita del piccolo.
Nel post-operatorio il bambino era stato ricoverato in terapia intensiva e collegato all’ECMO, sistema di ossigenazione extracorporea a membrana utilizzato per supportare temporaneamente le funzioni cardiache e polmonari nei pazienti critici. Per settimane l’équipe medica ha monitorato costantemente i parametri vitali, nel tentativo di stabilizzare il quadro clinico.
Parallelamente era stata valutata anche la possibilità di un secondo trapianto. Il caso era stato sottoposto all’attenzione di un comitato di esperti a livello nazionale, chiamato a esprimersi sulla percorribilità di un nuovo intervento. Tuttavia, con il progressivo aggravarsi delle condizioni generali, è maturata la decisione di non procedere: Domenico non era più ritenuto idoneo a un ulteriore trapianto.
Il decesso segna l’epilogo di una vicenda complessa, che pone interrogativi sulla gestione clinica e sulle procedure adottate. Resta ora il dolore della famiglia e l’attesa per gli eventuali sviluppi sul piano delle verifiche sanitarie e delle responsabilità. La comunità si stringe attorno ai genitori, mentre il caso continua ad alimentare il dibattito pubblico sulla sicurezza dei percorsi trapiantologici e sulla tutela dei pazienti più fragili.
È morto il piccolo Domenico: il dramma al Monaldi
Al capezzale del bambino, fino agli ultimi istanti, i genitori. Patrizia, distrutta dal dolore, ha affidato poche parole cariche di significato: «Quello che è successo a Domenico non dovrà essere dimenticato». Attraverso il suo legale, la madre ha manifestato l’intenzione di istituire una fondazione a nome del figlio, con l’obiettivo di sostenere le vittime di colpa medica e i bambini che non possono accedere al trapianto.Nel reparto era presente anche il cardinale di Napoli, Domenico Battaglia, che ha impartito l’estrema unzione al piccolo. Accanto alla famiglia anche il cappellano dell’ospedale, padre Alfredo Tortorella, «per stare vicino alla famiglia in questo momento di dolore».
In una nota ufficiale, l’Azienda ospedaliera ha espresso «il più sentito cordoglio» per la morte del bambino, avvenuta «a seguito di un improvviso e irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche», stringendosi «con rispetto e commossa partecipazione alla famiglia».
La morte di Domenico chiude una vicenda che ha profondamente colpito l’opinione pubblica nazionale e riapre interrogativi sulla gestione delle procedure trapiantologiche. Ora restano il dolore dei familiari e l’attesa per gli accertamenti che dovranno chiarire ogni aspetto della complessa catena di eventi che ha segnato la breve vita del piccolo.
La vicenda
Domenico era affetto da una grave cardiopatia congenita. Da mesi risultava inserito nella lista d’attesa per un trapianto di cuore, unica possibilità di sopravvivenza. Nel dicembre 2025 era arrivata la notizia attesa dalla famiglia: un cuore compatibile era stato individuato nel Nord Italia e trasferito a Napoli per consentire l’intervento chirurgico. L’operazione era stata eseguita nella struttura partenopea, punto di riferimento per la cardiochirurgia pediatrica.Nel post-operatorio il bambino era stato ricoverato in terapia intensiva e collegato all’ECMO, sistema di ossigenazione extracorporea a membrana utilizzato per supportare temporaneamente le funzioni cardiache e polmonari nei pazienti critici. Per settimane l’équipe medica ha monitorato costantemente i parametri vitali, nel tentativo di stabilizzare il quadro clinico.
Parallelamente era stata valutata anche la possibilità di un secondo trapianto. Il caso era stato sottoposto all’attenzione di un comitato di esperti a livello nazionale, chiamato a esprimersi sulla percorribilità di un nuovo intervento. Tuttavia, con il progressivo aggravarsi delle condizioni generali, è maturata la decisione di non procedere: Domenico non era più ritenuto idoneo a un ulteriore trapianto.
Il decesso segna l’epilogo di una vicenda complessa, che pone interrogativi sulla gestione clinica e sulle procedure adottate. Resta ora il dolore della famiglia e l’attesa per gli eventuali sviluppi sul piano delle verifiche sanitarie e delle responsabilità. La comunità si stringe attorno ai genitori, mentre il caso continua ad alimentare il dibattito pubblico sulla sicurezza dei percorsi trapiantologici e sulla tutela dei pazienti più fragili.

